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19 febbraio 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 11:42 GMT+1



CENTRO ITALIANO STUDI CONTAINERS ANNO XVII - Numero 5/99 - MAGGIO 1999

Commercio internazionale

I contenitori fantasma: un problema di documentazione

Le frodi inerenti al trasporto internazionale rappresentano un fattore forse ancor più sinistro di quello dei furti. Mentre le statistiche in ordine ai furti sono incerte, sono state invece stimate le perdite globali annue. Che le perdite annuali derivino dalle frodi, tutti quanti probabilmente se lo immaginano, ma l'uso di documentazione falsa al fine di raggirare caricatori, banche, compagnie di assicurazione ed operatori di trasporto merci costituisce una minaccia sempre presente, in particolar modo per coloro che non se lo aspettano.

Secondo lo IMB (Ufficio Marittimo Internazionale), che è inserito nei Servizi Delitti Commerciali dell'ICC (Camera di Commercio Internazionale), le frodi, i furti dei carichi, la pirateria, il dirottamento delle navi dalle destinazioni legittime ed altre attività criminali al momento attuale costano al settore milioni di dollari ogni giorno. "E - dichiara la IMB - le opportunità per ladri e truffatori hanno il solo limite dell'immaginazione dei criminali".

Senza dubbio, i perpetratori delle frodi basate sulla documentazione sono più "in gamba" dei criminali che rubano l'intero carico del contenitore o parte di esso. I primi, infatti, devono essere esperti nella preparazione di documentazione bancaria e attinente al trasporto - benché falsa - e devono possedere una particolareggiata conoscenza delle prassi trasportistiche globali, commerciali e finanziarie.

La documentazione contraffatta, oltre ad essere usata al fine di perpetrare delitti finanziari, viene altresì utilizzata - unitamente ai documenti rubati - per organizzare la consegna dei contenitori dai terminali ai criminali medesimi.

Uno dei metodi più comuni per sottrarre in modo fraudolento denaro alle banche è quello consistente nel preparare serie di documenti, tra cui polizze di carico contraffatte, ovvero polizze di carico rubate e compilate con finte informazioni, fatture commerciali, liste di imballo e certificati d'origine falsi, i quali intenzionalmente si riferiscono a consegne containerizzate che non esistono. Talvolta queste ipotizzate spedizioni vengono effettuate sulla base di partenze reali; in altri casi gli imbroglioni sfacciatamente si inventano partenze finte e nomi immaginari di portacontenitori.

Tali false serie di documenti possono essere presentate alle banche contro lettere di credito o a vista o a termini di pagamento. Se la banca non controlla, o non ha controllato, i documenti ovvero non verifica l'autenticità del supposto imbarco, è possibile che vengano effettuati pagamenti ai criminali, i quali può darsi che mascherino le loro attività sotto illusorie imprese di esportazione, che scompaiono subito dopo l'incasso.

Operazioni fraudolente di questo tipo possono essere condotte persuadendo i compratori ad aprire lettere di credito inerenti alla fornitura di merci inesistenti da parte di imprese di esportazione fittizie. L'investigatore della IMB John Saunders cita esempi di frodi tentate contro banche, spesso quando il pagamento avviene contro una lettera di credito. "Talvolta" spiega Saunders "i criminali si inventano contenitori (numero di serie compreso) che non esistono, ma si possono presentare altri casi in cui si verifica la spedizione di contenitori vuoti o pieni di mattoni".

Saunders riferisce di innumerevoli "colpi" messi a segno per cercare di far denaro in maniera fraudolenta. Una ha riguardato una ditta di nazionalità africana occidentale, operante da Anversa, che ha predisposto la spedizione di ipotetici contenitori pieni alla volta di un Paese dell'Africa Occidentale. Le "spedizioni" erano supportate da fatture falsificate ed erano stati richiesti rimborsi assicurativi per le merci che erano state indicate come perdute. Allorquando le richieste erano state respinte dalla compagnia di assicurazioni, il soggetto in questione aveva minacciato di fare causa al vettore marittimo - o ai vettori - al fine di fargli sequestrare le nevi, ritenendo che i vettori avrebbero pagato pur di evitare il costoso fermo delle proprie navi. Non è stato possibile sapere il risultato della truffa, ma in questo caso l'intento era quello di ricattare il/i vettore/i marittimo/i.

Un altro esempio descritto da Saunders riguarda un caricatore di Hong Kong che affermava che 50 cartoni di materiali elettrici consegnati in Europa erano stati rubati. Tuttavia, l'esame del contenitore rivelò che esso risultava a pieno carico e che non vi era spazio libero all'interno neanche per un solo cartone. Poi c'è stato un importatore indiano di vetro containerizzato, il quale aveva chiesto al caricatore belga di farsi rilasciare una falsa dichiarazione del peso del contenitore carico al fine di mettere in grado l'importatore di effettuare una falsa richiesta di risarcimento di danni, e che aveva giustificato la richiesta affermando di avere un problema con la propria lettera di credito. Tuttavia, la compagnia di assicurazione aveva contattato il caricatore allo scopo di accertare come in realtà si erano svolte le cose.

La correlazione tra frode e furto è illustrata dalle imprese di un certo numero di criminali dell'Africa Orientale i quali avevano avuto accesso alle polizze ed ai manifesti di carico di certi vettori marittimi. Ciò ha consentito loro di venire a conoscenza dei numeri di serie di containers che trasportavano carichi di valore quali tè, caffè, cobalto e rame. I criminali avevano poi applicato etichette sui numeri di serie dei containers, procurando "nuove" identità ai contenitori stessi. Erano quindi stati predisposti nuove polizze e nuovi manifesti di carico ed erano state fornite istruzioni ai terminals affinché consegnassero i contenitori ai malviventi.

Una delle funzioni dell'IMB è quella di effettuare controlli per conto delle banche che fanno parte della ICC circa la validità delle serie di documenti presentati contro lettera di credito, e ciò comprende il controllo della polizza di carico che fa parte della serie di documenti. "Noi esaminiamo i documenti per vedere se il contenitore (o i contenitori) esistono veramente" afferma Saunders. "Il numero di serie di ciascun container comprende una cifra di controllo che conferma che tutti i numeri di serie sono corretti; questo dovrebbe comparire nella documentazione".

Le truffe correlate ai contenitori rappresentano un evento infausto della vita che sarà difficile eliminare. Caricatori, operatori di trasporto merci e banche, tuttavia, sono in grado di ridurre l'incidenza del rischio mediante la limitazione della disponibilità delle informazioni telematiche e della documentazione cartacea, il controllo della validità delle serie di documenti presentati ai fini del pagamento e l'effettuazione di controlli sugli ipotetici fornitori di merci.
(da: Containerisation International, aprile 1999)

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Anno XVII
Numero 5/99

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