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20 settembre 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 01:53 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXVI - Numero 8/2008 - AGOSTO 2008

Porti

Rallentano i porti cinesi

I porti cinesi hanno fatto registrare un tasso di crescita molto più lento nei propri risultati in termini di contenitori relativi ai primi quattro mesi del 2008 rispetto al medesimo periodo del 2007.

I porti del paese, infatti, hanno movimentato in totale 39,7 milioni di TEU fra gennaio e la fine di aprile, con un incremento del 17,4% rispetto allo scorso anno (v. tabella).

Si tratta di un risultato notevolmente inferiore rispetto al 24,3% sperimentato da un anno all'altro fra il 2006 ed il 2007.

Anche se al momento non vi sono statistiche attendibili, si ritiene diffusamente che, anche se il tasso di crescita delle esportazioni dalla Cina sta calando, il tasso di crescita delle importazioni sia invece in aumento.

Presi singolarmente, quasi tutti i primi otto porti containerizzati cinesi (escludendo Hong Kong) hanno fatto registrare tassi di crescita più deboli; l'aumento relativo a Shanghai è arrivato appena all'11,4% (circa 9 milioni di TEU).

Nei primi 4 mesi del 2007, i traffici di box di Shanghai erano aumentati del 26,9%.

RISULTATI DEI PRIMI OTTO PORTI DELLA CINA
(GENNAIO-APRILE 2008)


2008

2007/2008

2006/2007

Porto

Volumi
(in milioni di TEU)

Crescita (%)

Crescita (%)

Shanghai

9

11,4

26,9

Shenzhen

6,65

12,6

9,4

Guangzhou

3,82

34,2

38,5

Ningbo Zhoushan

3,39

18,8

39,5

Qingdao

3,28

9,7

26,9

Tianjin

2,61

21,7

23,8

Xiamen

1,54

8,6

16,3

Dalian

1,37

25,5

20

Fonte: Società


Anche Ningbo, uno dei porti per box del paese dalla crescita più rapida, negli ultimi anni ha assistito ad un rallentamento, dal momento che i 3,4 milioni di TEU movimentati hanno corrisposto ad una crescita del 18,8%.

Nel corrispondente periodo del 2007, i risultati del porto erano aumentati del 40% circa.

Un recente rapporto pubblicato dal Credit Suisse (“Ricerca economica sui mercati emergenti”) sostiene che il settore delle esportazioni cinesi ha dovuto subire l'aumento dei costi salariali, l'apprezzamento della valuta, gli elevati prezzi dei materiali e dell'energia e la riduzione dei rimborsi fiscali.

Aggiunge la pubblicazione: “Pensiamo che la fine di un'era sia appena cominciata per quanto riguarda il possente settore delle esportazioni in Cina.

Le attuali condizioni probabilmente andranno al di là della flessione ciclica causata dalla recessione statunitense”.

Una visione economica inerente alla Cina dell'OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sostiene ulteriormente che il contributo delle esportazioni nette, dal momento che è in fase di calo, comporterà un effetto dirompente sul PIL del paese.

Il rapporto afferma che la crescita del PIL cinese è stata dell'11,9% nel 2007, ma prevede che essa cali sino al 10% quest'anno e si riduca ulteriormente sino al 9,5% nel 2009.

Peraltro, anche se nella visione dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico si afferma che il contributo delle esportazioni sta diminuendo, nel suo contesto si suggerisce altresì che l'apporto delle importazioni è ancora forte, dal momento che, nell'opinione dell'OECD, “si prevede che la crescita della domanda interna resti sostenuta in futuro, dal momento che i redditi fiorenti indurranno un aumento dei consumi”.
(da: Containerisation International, luglio 2008, pag. 31)


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Anno XXVI
Numero 8/2008

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