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20 febbraio 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 17:56 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXI - Numero 29 MARZO 2013

PORTI

AMBURGO CI RIPENSA SULLE CHIATTE-NAVETTA

In relazione all'utilizzazione in ambito portuale delle chiatte-navetta, Rotterdam resta lo scalo pioniere.

Esso infatti dispone già di una chiatta-navetta con gru, il Mercurius, che assicura il trasporto di container fra i terminal, ovviando così all'esigenza di riposizionarli utilizzando i veicoli stradali.

L'idea originale, che era stata sviluppata per il porto di Amsterdam, è divenuta una realtà a Rotterdam nel 2008 e da allora ha generato un secondo battello.

Nel porto di Amburgo piani simili sono ad uno stadio avanzato, che dovrebbero alla fine risultare nel lancio del progetto PFB (Port Feeder Barge), la cui dettagliata progettazione è stata già completata.

Tuttavia, anche se è stato raggiunto un accordo preliminare fra tutti gli operatori terminalistici locali, si dice che la HHLA adesso ci stia ripensando, malgrado il suo supporto iniziale ed il suo andar ripetendo di essere impegnata nello sviluppo della logistica verde e di quella dei porticcioli.

I brevetti internazionali ed i diritti di progettazione appartengono alla PortFeederBarge GmbH il cui amministratore delegato Ulrich Malchow conferma l'interesse della propria società a partecipare alle operazioni locali ad Amburgo.

“Vorremo altresì concedere licenze per applicazioni in altre località” afferma Malchow.

L'idea del PFB si incentra su un battello del tipo chiatta autopropulsa da 168 TEU equipaggiata con una gru per contenitori da 40 tonnellate, da impiegarsi nei principali porti containerizzati in cui i box vengono distribuiti fra diversi terminal, producendo di conseguenza significative movimentazioni di traffici infra-portuali.

Il progetto è stato altresì ideato per quei porti che presentano una carenza di adeguate infrastrutture di movimentazione per le chiatte portacontainer fluviali.

“L'idea si adatta molto bene ai porti minori o a quei porti che presentano una profondità delle acque insufficiente e/o insufficienti infrastrutture per la lavorazione dei contenitori tali da accogliere le portacontainer di grandi dimensioni.

Di conseguenza, il PFB potrebbe servire direttamente le portacontainer quando sono all'ancora in rada ovvero quando utilizzano pontili d'attracco, compresi i casi di navetta fra il punto di ancoraggio e le banchine a riva in cui le navi a lungo raggio non possono ormeggiarsi” afferma il Prof. Malchow, insegnante di Scienze Applicate all'Università di Brema.

Egli sostiene che un porto di tal fatta non richiederebbe più la dotazione di una gru per container allo scopo di movimentare i contenitori.

Per molti porti situati nei paesi in via di sviluppo, pertanto, il PFB potrebbe rivelarsi un'opzione allettante dal momento che è più veloce e meno costosa da mettere in pratica, oltre ad essere molto più flessibile di una soluzione basata sulle banchine.

In termini di impiego in rada per servire le navi a lungo raggio, il Prof. Malchow ritiene che ciò potrebbe anche essere applicabile in porti come Hong Kong dove tali modalità operative sono già sostanzialmente utilizzate.

Altri importanti porti potrebbero prendere in considerazione l'ipotesi di utilizzare il PFB allo scopo di migliorare la logistica infra-portuale senza dover necessariamente realizzare costose nuove infrastrutture.
(da: portstrategy.com, 19.03.2013)



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