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30 mai 2020 Le quotidien en ligne pour les opérateurs et les usagers du transport 06:17 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXII - Numero 15 MARZO 2014

TRASPORTO STRADALE

L'AUMENTO DEI TEMPI DI ATTESA PRESSO GLI AEROPORTI GRAVA SUI BILANCI DEGLI AUTOTRASPORTATORI

I servizi stradali di raccordo sono una parte indispensabile della filiera globale della distribuzione delle merci.

Tuttavia, i colli di bottiglia e la lenta lavorazione delle spedizioni presso i principali aeroporti impediscono in misura sempre maggiore alle ditte di autotrasporto di far viaggiare in orario i propri veicoli.

Il risultato consiste in interruzioni nella filiera della distribuzione e nella riduzione della qualità delle procedure di trasporto merci aereo.

Sebastiaan Scholte della Jan de Rijk, pur restando alquanto riluttante in considerazione dell'aggravarsi del problema ogni giorno, parla di “uno dei nostri problemi che dobbiamo affrontare sempre più spesso”.

Quello a cui l'amministratore delegato della Jan de Rijk si riferisce sono le molte ore che i suoi autisti passano presso gli aeroporti in attesa di consegnare o raccogliere i loro carichi.

Ore di tempi morti ed insensati che bloccano la capacità dei camion di essere utilizzati per il trasporto delle merci.

“Ciò di cui noi ed altri fornitori di servizi stradali di raccordo abbiamo urgentemente bisogno sono rapidi tempi di lavorazione ai varchi di accesso, consentendo così un flusso di spedizioni senza soluzioni di continuità ed un costante tasso di utilizzazione dei nostri veicoli” sostiene il dirigente.

Ultimamente, le cose sono peggiorate, dato che i tempi di attesa sono diventati sempre più lunghi.

In particolare presso i grandi hub come Amsterdam, Francoforte, Heathrow o Charle de Gaulle i tempi di sosta per i suoi camionisti, ma anche per quelli di altre ditte, stanno crescendo costantemente, specialmente nei momenti di punta tutti i venerdì e lunedì.

I bassi margini nella movimentazione delle merci via aerea impediscono miglioramenti fondamentali.

Perché? Come spiega sempre Scholte, “perché il lavoro è il maggiore fattore di costo per gli operatori della movimentazione, di modo che essi non incrementano il proprio personale nei giorni di grande traffico al fine di evitare spese aggiuntive di personale”.

Anche se gli piacerebbe assumerebbe più personale, le loro capacità sono assai limitate a causa dei margini estremamente bassi ottenibili in questo settore caratterizzato da una dura concorrenza.

Perciò, lavorazioni più lente delle merci trasportate per via aerea all'interno dei depositi degli operatori di movimentazione ne sono l'ovvia conseguenza.

“L'intera faccenda non sarebbe così dannosa per le ditte di autotrasporto se i movimentatori comunicassero subito tutti gli intasamenti o i ritardi nei tempi di raccolta, cosa che, sfortunatamente, la maggior parte di loro non fa” critica Scholte della Jan de Rijk.

“In quel caso noi saremmo messi in grado di re-instradare i nostri camion e modificare i nostri orari con breve preavviso”.

Scholte parla di tre “fattori-chiave per la capacità di produrre profitti” che devono essere tutti quanti soddisfatti per non finire in rosso: elevati fattori di carico tutto l'anno, margini sufficienti per kg ed utilizzazione costante su base chilometrica del materiale rotabile.

Continua il dirigente: “Considerando la concorrenza rapace, abbiamo bisogno di percorrere più km possibile per ridurre i nostri costi fissi”.

I tempi di attesa non necessari presso gli aeroporti impediscono alla sua ditta di conseguire questo obiettivo.

Più di un uovo nel cestino

La Jan de Rijk attualmente impiega 850 veicoli, il 35% dei quali appartiene ad appaltatori.

Questi partner “vengono attentamente sorvegliati al fine di assicurarci che essi si attengano ai nostri standard, compresa la formazione sulla sicurezza dei loro autisti”.

Per ragioni di costo, circa il 50% della flotta della Jan de Rijk opera con licenza di uno dei paesi dell'Europa Orientale.

Il trasporto merci aereo conta per il 40% delle attività della società olandese, mentre il 60% si riferisce a magazzinaggio, trasporto ferroviario ed altri segmenti.

“In caso di crisi, è meglio avere più di un uovo nel cestino” afferma Scholte.
(da: theloadstar.co.uk/cargoforwarder.eu, 11 Marzo 2014)



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