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30 mai 2020 Le quotidien en ligne pour les opérateurs et les usagers du transport 07:40 GMT+2



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXII - Numero 15 APRILE 2014

PORTI

LA CRISI DELLA CRIMEA TOCCA I PORTI DEL MAR NERO

Gli esperti locali prevedono che la crisi della Crimea stia comportando conseguenze per i porti della penisola ed è probabile che abbia ripercussioni ulteriori in Ucraina, Russia e persino - in misura molto minore - in Turchia.

Il controllo di fatto dei porti della Crimea è recentemente passato dall'Ucraina alla Russia.

È probabile che i collegamenti intermodali che connettono la penisola con l'Ucraina continentale si interrompano, includendo ad esempio, a detta dei consulenti della Informall, le importazioni che giungevano attraverso il terminal ro-ro Evpatoriya.

Il futuro del terminal Avlita a Sebastopoli è incerto, poiché la maggior parte dei suoi volumi proveniva da fuori Crimea, afferma il responsabile di progetto Andrey Sokolov.

Quella infrastruttura fa affidamento soprattutto sulle esportazioni di metalli (circa 3,2 milioni di tonnellate nel 2013) da parte del gruppo ucraino SCM.

Il resto del traffico consiste di cereali esportati da commercianti internazionali quali Louis Dreyfus, Cargill ed Alfred Toepfer (1,4 milioni di tonnellate nel 2013).

Sokolov ritiene che il porto di Feodosiya possa perdere i propri volumi di petrolio a favore del porto russo di Taman.

La maggior parte di quel petrolio proviene dalla joint venture kazaka Tengizchevroil (appartenente al 50% alla Chevron) che dispone di un proprio terminal a Taman.

La Tengizchevroil ha già iniziato a ridurre i propri volumi a Feodosiya a favore di Taman e potrebbe dirottare tutti i propri traffici verso quel terminal nel prossimo futuro.

Il porto della Crimea potrebbe quindi trattenere solo piccoli volumi, come le 400.000 tonnellate di materiali edilizi che ha esportato l'anno scorso.

I volumi complessivi movimentati presso i porti della Crimea sono diminuiti di oltre il 27% dai 16 milioni di tonnellate del 2012 agli 11,6 milioni di tonnellate nel 2013 (4,8 milioni a Sebastopoli).

A gennaio e febbraio i volumi sono calati del 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il porto ad acque profonde che una società cinese voleva costruire a Sebastopoli probabilmente non verrà realizzato.

Per quel progetto, la BICIM (Beijing Interoceanic Canal Investment Management) si era associata alla società ucraina Kievgidroinvest.

La Informall pensa che il progetto non possa più essere portato avanti con una società ucraina.

La ditta di consulenze aggiunge che la Russia non ha interesse a sviluppare tale porto, dal momento che essa è soddisfatta delle infrastrutture già esistenti in Crimea e dal progetto portuale a Taman.

Sokolov nota che le tensioni politiche stanno avendo conseguenze per i porti ucraini.

Il tasso di cambio della hryvnja ucraina è crollato del 37,5% stimolando le esportazioni (come il legno) ma riducendo le importazioni.

Sokolov si aspetta che i risultati relativi ai container si riducano del 15-30% quest'anno.

Date le sanzioni economiche contro la Russia, il porto russo del Mar Nero di Novorossiysk potrebbe assistere ad una diminuzione dei suoi volumi di traffico.

Non ci si aspetta che ci siano conseguenze per altri paesi attorno al Mar Nero, fatta eccezione per la Turchia, ed anche per quella solo marginalmente.

La Turchia rappresenta circa il 10% dei traffici di importazione/esportazione ucraini (quasi 60.000 TEU), di modo che una diminuzione del 30% farebbe perdere alla Turchia solo 20.000 TEU.
(da: portfinanceinternational.com, 3 Aprile 2014)



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