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18 novembre 2017 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 05.48 GMT+1



COUNCIL OF INTERMODAL SHIPPING CONSULTANTS ANNO XXXV - Numero 31 OTTOBRE 2017

LEGISLAZIONE

IL PERICOLO DI GRAVI INCIDENTI NELLE AREE PORTUALI: ESISTE FORSE UNA LACUNA NELLA NORMATIVA?

È trascorso quasi un anno dall'entrata in vigore della riforma portuale italiana e sembra appropriato fare qualche considerazione sulla prevenzione degli incidenti in porto e sulla sicurezza, specialmente alla luce dell'attuazione, in Italia, della Direttiva Seveso III dell'Unione Europea sul controllo dei pericoli di gravi incidenti.

Si dovrebbe in primo luogo notare che sembra esserci un disallineamento fra la Direttiva dell'Unione Europea e la normativa italiana.

In particolare ci si riferisce all'apparente conflitto fra la normativa ambientale dell'Unione Europea e la legge italiana sui porti.

Alla luce dell'ultima riforma, sembrerebbe infatti che la prima, contrariamente alla seconda, non richieda più alle amministrazioni portuali di predisporre un rapporto sulla sicurezza personale nelle aree portuali.

Non è, tuttavia, la prima volta che si verifica tale disallineamento fra le normative dell'Unione Europea ed italiana (basti pensare agli oneri di ancoraggio).

In ogni caso, per essere concisi, ci si limiterà qui a fare solo alcune considerazioni.

Il Decreto Legislativo n. 105/2015, che ha attuato la Direttiva Seveso III dell'Unione Europea, ha abrogato il D.M. n. 293 del 16 maggio 2001, che richiedeva alla Autorità Portuali (adesso denominate Autorità di Sistema Portuale) di redigere, e di conseguenza aggiornare, il Rapporto Integrato sulla Sicurezza Portuale in ordine ai rischi di incidenti aziendali con riferimento a tutte le attività pericolose espletate nei porti italiani.

Pertanto, secondo molti esperti, il fatto che il suddetto decreto abbia abolito l'obbligo dell'Autorità di Sistema Portuale di predisporre il rapporto sulla sicurezza ha dato luogo ad una lacuna nella normativa, circostanza questa che potrebbe avere conseguenze negative sulla gestione di qualsiasi incidente che possa verificarsi nelle aree portuali coinvolgendo una o più strutture "Seveso" o, in ogni caso, sostanze pericolose presenti nelle aree medesime.

La ragione di tale "vuoto normativo" può essere reperita nel fatto che le nuove disposizioni sull'identificazione del rischio - specialmente per quello che riguarda i porti - non sembrano riflettersi nella normativa portuale italiana, persino dopo la riforma del 2016.

Infatti, l'art. 5, comma 5, della Legge n. 84/94 si applica tuttora, assicurando che "Il Piano Regolatore Portuale degli scali inerenti ai commi 1 e 1 bis includerà, in allegato, un rapporto sulla sicurezza dell'area portuale in relazione ai rischi di gravi incidenti correlati con determinate attività industriali".

In sostanza, i cosiddetti "porti di interesse internazionale" sembrerebbero ancora essere obbligati a predisporre il Rapporto sulla Sicurezza Portuale, da inserire nel Piano Regolatore Portuale una volta che questo sia stato approvato dal Comitato di Gestione dell'Autorità di Sistema Portuale, mentre l'adozione dei Piani di Emergenza in Sito o dei Piani di Emergenza fuori Sito non è più richiesta.

Alla luce delle numerose critiche rivolte dagli esperti e dagli operatori portuali in relazione al generale peggioramento della legislazione sulla gestione del rischio di gravi incidenti, sono stati elaborati alcuni specifici studi di settore per porre rimedio ad ogni lacuna nella normativa.

Il più importante di tali studi sembrerebbe essere quello predisposto dalla ARPA (cioè l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) in collaborazione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco italiano, il quale suggerisce diverse linee guida per l'approvazione dei Piani di Emergenza Portuale che - tenendo altresì conto degli altri strumenti di programmazione per le aree portuali - possono definirsi validi ed effettivi, a prescindere dalla presenza o meno delle "strutture Seveso" nei porti italiani e, pertanto, essere inclusi nel Rapporto sulla Sicurezza per essere di conseguenza integrati nel Piano Regolatore Portuale (denominato Piano Regolatore di Sistema Portuale dopo la riforma).

Ebbene, malgrado sia passato quasi un anno da quando la riforma della legge sui porti è entrata in vigore, un certo numero di questioni sono ancora incerte, comprese quelle relative alla prevenzione degli incidenti e dell'incolumità personale in porto.

L'attuale Decreto Legislativo n. 105/2015 sembra avere modificato in peius le precedenti norme di legge limitando in effetti sia gli strumenti per la prevenzione degli incidenti sia quelli per la pianificazione delle emergenze.

Alla luce delle suddette considerazioni e delle proposte tecniche finalizzate a colmare le lacune, non c'è nulla che si possa fare se non aspettare una risposta concreta dalle competenti Autorità di Sistema Portuale che tuttavia, per ora, è improbabile che arrivino presto.
(da: hellenicshippingnews.com/nctm studio legale, 7 ottobre 2017)



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