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13 luglio 2017

Il TAR per la Liguria ha respinto e ritenuto inammissibili i ricorsi di Italia Nostra contro l'ok alla variante della nuova Piattaforma Multipurpose di Vado Ligure

Erano volti all'impugnazione degli atti con cui la Regione aveva concluso la procedura di VIA per la realizzazione della variante dell'infrastruttura portuale

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima) ha dichiarato in parte inammissibili e in parte ha respinto i ricorsi proposti da Italia Nostra contro il via libera alla variante della nuova Piattaforma Multipurpose del porto di Vado Ligure, infrastruttura portuale per il traffico dei container che sarà gestita dalla società terminalista APM Terminals del gruppo armatoriale danese A.P. Møller-Mærsk.

I ricorsi erano volti principalmente all'impugnazione degli atti con cui la Regione Liguria aveva concluso la procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale per la realizzazione della variante dell'infrastruttura portuale ed erano stati presentati contro la Regione Liguria, il Ministero dell'Ambiente, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, i Comuni di Savona, Vado Ligure, Quiliano e Bergeggi, l'Arpal, l'Autorità di Sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e nei confronti di APM Terminals Vado Ligure e dell'Unione Industriali della Provincia di Savona.

Nel suo pronunciamento il TAR per la Liguria ricorda che la Piattaforma Multipurpose è un'infrastruttura «prevista dal Piano Regolatore Portuale introdotto con deliberazione 10 agosto 2005, n. 22 del consiglio regionale della Liguria; all'approvazione di tale strumento - specifica il Tribunale - si giunse dopo l'attenta considerazione - tra gli altri - di alcuni profili di natura ambientale implicati dal progetto, che riguardavano la criticità del ricambio delle acque intorno all'opera, i potenziali danni che avrebbero potuto essere arrecati alla biocenosi del corallo e l'assenza di un preciso bilancio circa le tempistiche dell'estrazione e dell'utilizzo del materiale di cava o di recupero».

«L'atto regionale di approvazione del Piano Regolatore Portuale - si legge ancora nel provvedimento del TAR - stabilì che l'assetto definitivo dell'opera fosse determinato da un accordo di programma stipulato dalla Regione, dall'Autorità Portuale di Savona, dalla Provincia e dal Comune di Vado Ligure, in modo da portare a soluzione le numerose problematiche non solo ambientali implicate dal progetto. Fu altresì deciso che l'opera sarebbe stata realizzata secondo le previsioni dell'art. 37 bis della allora vigente legge 109 del 1994, sì che essa fu inserita nel piano triennale degli interventi di interesse dell'Autorità di porto savonese cosa che rese possibile lo svolgimento della gara per l'assegnazione della concessione di costruzione e gestione che fu vinta dalla ATI Maersk-Grandi Lavori Fincosit-Technital (poi APM Terminals Vado Ligure)».

«Nel corso del procedimento - prosegue il documento - la Regione Liguria si pronunciò una prima volta (atto 136/216 del 5 maggio 2007) in merito alla VIA e previde molte cautele per la definitiva approvazione dell'opera; l'attività istruttoria così compiuta fu utilizzata per integrare il contenuto dell'accordo di programma stipulato il 15 settembre 2008, che già prefigurava il parziale ridimensionamento della piastra multifunzionale con la sua percettibile rotazione verso est, e lo scorporo cronologico della sua attuazione rispetto all'originaria previsione della contemporaneità tra la realizzazione appunto della nuova piastra ed il prolungamento della diga foranea a protezione del porto. Tale decisione fu assunta sulla base della considerazione che l'interazione sull'ambiente tra i due importanti manufatti - soprattutto il flusso delle correnti e la loro incidenza sulla conformazione delle spiagge vicine - abbisognava di una fase di sperimentazione per permettere di verificare sul campo eventuali problematiche insorte dopo l'inserimento dei manufatti sul territorio. Intervennero poi il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, la Conferenza dei Servizi, l'esame del RINA come soggetto validante il progetto e l'approvazione del progetto definitivo con il decreto 2011, n. 65 del presidente dell'Autorità Portuale. Furono poi adottati numerosi provvedimenti per determinare il contenuto dei minerali che avrebbero colmato i cassoni da sistemare sul fondo del mare a supporto delle opere previste».

Nel 2014 - ricorda ancora il TAR - venne infine proposta la variante, oggetto dei ricorsi di Italia Nostra, «che aveva nel frattempo ottenuto i pareri favorevoli delle strutture regionali competenti, e che al termine del procedimento prevede, per quanto rileva ai fini del decidere, la realizzazione a terrapieno della piattaforma multifunzionale e la costruzione della nuova diga foranea».

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