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17 dicembre 2017 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 01.11 GMT+1



1 dicembre 2017

È necessario migliorare l'operatività del servizio ferroviario e le infrastrutture per rendere più rapido il passaggio dei treni merci sul confine italo-svizzero

Lo evidenzia uno studio specificando che solo in pochissimi casi i ritardi possono essere imputati alle operazioni doganali

Ostacoli e limitazioni a livello di esercizio ferroviario e di procedure doganali, oltre che nell'infrastruttura delle stazioni di confine, pregiudicano il regolare traffico ferroviario merci attraverso il confine tra Svizzera e Italia. Lo evidenzia uno studio commissionato dall'ufficio federale elvetico dei trasporti UFT e dall'amministrazione federale elvetica delle dogane AFD con lo scopo di individuare i problemi che rallentano e intralciano il trasporto merci transfrontaliero su rotaia sull'asse transalpino.

Le misure principali proposte nel rapporto intitolato “Semplificazione delle procedure doganali e della gestione del traffico transfrontaliero”, che è stato adottato oggi dal Consiglio federale svizzero e che è basato su uno studio elaborato in collaborazione con le autorità italiane, riguardano l'eliminazione di controlli fisici di treni o singoli carri (controllo mediante check-list, installazione di videocamere), la semplificazione delle operazioni doganali (completo passaggio alla documentazione elettronica, garanzia della qualità dei documenti per la dichiarazione doganale, controllo precedente dei documenti) e il miglioramento dell'infrastruttura e del suo utilizzo (pianificazione degli orari, adeguamenti a Chiasso, binari politensione a Domo II).

Specificando che già prima della pubblicazione dello studio diversi operatori avevano riconosciuto la possibilità di migliorare la situazione e avevano adottato misure quali l'abolizione dei controlli fisici mediante check-list per i treni in transito diretto verso l'Italia e l'installazione di telecamere di sorveglianza nel fascio di binari U a Chiasso smistamento, lo studio ha proposto in particolare l'adozione di ulteriori misure per migliorare le operazioni doganali da parte italiana a Chiasso. Il documento precisa che nell'ottobre 2016 l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva deciso e messo in atto una parte di queste misure, la più efficace delle quali è la trasmissione elettronica all'autorità doganale italiana dei dati relativi al treno prima che questo arrivi in stazione. La versione cartacea dei documenti, pertanto, non deve più essere esaminata e autorizzata allo sportello: ora tale procedura avviene in precedenza, in modo tale che il controllo doganale sia già concluso prima dell'arrivo del treno in stazione. Quindi circa il 90% dei treni possono proseguire il loro viaggio senza soste dovute a formalità doganali. Lo studio rileva che per il futuro sarebbe auspicabile la totale abolizione di tali documenti analogamente a quanto accade per i valichi di confine con altri Paesi confinanti.

Lo studio osserva inoltre che, in considerazione dei grandi investimenti effettuati, dell'importanza dei corridoi europei per il traffico merci e del previsto aumento del traffico, occorre adottare ulteriori misure per la semplificazione degli attraversamenti del confine, che devono avvenire in modo quanto più possibile semplice e veloce consentendo al contempo lo svolgimento dei necessari controlli. Lo studio sottolinea che di regola il solo miglioramento delle procedure doganali riesce raramente a garantire una riduzione dei tempi di sosta, poiché solo in pochissimi casi i ritardi possono essere imputati alle operazioni doganali, mentre sono dovuti soprattutto a motivi di ordine operativo o infrastrutturale. Ad esempio, gli orari per il corridoio Rotterdam–Genova prevedono in alcuni casi elevati tempi di riserva alle frontiere per garantire la stabilità dell'orario. Anche i frequenti ritardi dei treni circolanti lungo i corridoi influiscono negativamente sui tempi di passaggio del confine.

Il documento evidenzia che la riduzione e la semplificazione dei passaggi del confine hanno effetti significativi sulla produttività del traffico merci transalpino su rotaia e contribuiscono in maniera essenziale alla politica di trasferimento modale della Confederazione.

Oggi, inoltre, il Consiglio federale elvetico ha adottato l'ultimo rapporto sul trasferimento del traffico merci transalpino dalla strada alla rotaia, che specifica come le misure assunte a tale scopo siano risultate efficaci: da luglio 2015 a giugno 2017 il numero dei transiti di camion e autoarticolati attraverso le Alpi è diminuito ulteriormente (-5,6%) mentre il traffico merci ferroviario è aumentato del +18,8% e a fine 2016 la sua quota di mercato era pari al livello record del 71%, con un aumento di 2,8 punti percentuali. Nel periodo il numero dei transiti di camion e autoarticolati attraverso le Alpi è sceso a 975 000 all'anno.

L'ultimo rapporto ricorda che tuttavia, come già annunciato nel rapporto precedente, non sarà possibile raggiungere l'obiettivo di trasferimento di 650.000 transiti annui attraverso le Alpi entro il 2018. A tal proposito il Consiglio federale ha proposto di mantenere tale obiettivo e di attendere i dati successivi agli aumenti di capacità e produttività generati dall'ultimazione di Alptransit, dall'ampliamento delle relative tratte d'accesso e dalla realizzazione del corridoio di quattro metri.

Nel rapporto viene presentata anche una prima analisi dell'interruzione, durata sette settimane, della tratta ferroviaria della valle del Reno in agosto e settembre 2017 per il cedimento della linea. In questo periodo il traffico merci transalpino su rotaia ha conseguito risultati migliori di quanto temuto in un primo tempo, riuscendo a mantenere circa due terzi del normale volume di trasporto. La strada ha registrato non più di mille transiti settimanali supplementari di autoarticolati e autocarri attraverso le Alpi svizzere, rilevando così solo una piccola parte dei trasporti ferroviari soppressi. La maggior parte è stata infatti assorbita dalle industrie attraverso la gestione dei magazzini.

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