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19 settembre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 07:54 GMT+2



18 gennaio 2018

ESPO chiede che le future norme europee sugli investimenti esteri nell'UE non danneggino i porti

«Particolare attenzione - ha sottolineato l'associazione dei porti europei - dovrebbe essere riservata al principio dell'investitore operante in un'economia di mercato»

Qualsiasi meccanismo europeo di verifica degli investimenti diretti esteri nel settore portuale dell'Unione Europea dovrebbe essere basato su principi di proporzionalità e compatibilità, dovrebbe essere trasparente e obiettivo e dovrebbe essere chiaro per gli investitori al fine di assicurare che l'Europa rimanga un mercato interessante per investire nei porti, settore che è ad alta intensità di capitale. Lo ha sottolineato oggi l'European Sea Ports Organisation (ESPO) riferendosi alla proposta di regolamento “Accogliere con favore gli investimenti esteri diretti tutelando nel contempo gli interessi fondamentali” che è stata presentata lo scorso settembre dalla Commissione Europea.

ESPO ha ricordato che negli ultimi decenni i porti europei hanno beneficiato di ingenti investimenti provenienti da nazioni extraeuropee sia direttamente che attraverso l'acquisizione di quote azionarie significative in società che possiedono porti. Evidenziando come il settore portuale riconosca l'importante ruolo che questi investimenti hanno avuto nello sviluppo e nel successo dei porti europei, l'associazione ha ribadito la necessità che uno dei principi di base della politica europea sia quello di mantenere un contesto aperto agli investimenti.

In occasione della presentazione della proposta, nel discorso annuale sullo stato dell'Unione, Jean-Claude Juncker, assicurando che il sostegno della Commissione al principio del libero scambio «è tutt'altro che ingenuo», il presidente della Commissione Europea aveva sottolineato che «l'Europa deve sempre difendere i suoi interessi strategici». «È per questo - aveva spiegato - che oggi proponiamo un nuovo quadro dell'UE per il controllo degli investimenti. Se società estere di proprietà statale intendono acquistare un porto europeo, parte di una nostra infrastruttura energetica o un'azienda del settore delle tecnologie di difesa - aveva chiarito - dovrebbero poterlo fare solo in modo trasparente, a seguito di un controllo e di un dibattito. È nostra responsabilità politica sapere cosa succede a casa nostra per poter proteggere, se necessario, la nostra sicurezza collettiva».

ESPO ha manifestato apprezzamento per la versione della proposta presentata allora dalla Commissione UE «nella misura in cui - ha specificato l'associazione dei porti europei - fornisce un quadro di base per i meccanismi di selezione già in vigore nell'Unione Europea, senza imporre ad alcun Stato membro di sviluppare tale quadro». L'associazione ha rilevato che tale proposta «può fornire orientamenti agli Stati membri che attualmente non dispongono di un tale quadro, evitando apposite decisioni politiche sulla possibilità o meno di un paese terzo di effettuare investimenti. Inoltre - ha osservato ESPO - segue la logica delle politiche di valutazione esistenti in paesi che sono importanti partner commerciali dell'UE (Stati Uniti, Canada, Australia, Cina, Russia e Giappone)».

L'associazione portuale europea ha precisato che «tuttavia la proposta deve essere attuata in modo tale da non mettere a repentaglio, né attraverso l'azione né la percezione, l'attuale attrattiva per gli investimenti di cui il settore portuale europeo ha beneficiato. Qualsiasi iniziativa - ha specificato ancora ESPO - dovrebbe anche tenere conto della diversità nella governance e nella proprietà dei porti europei» e «le informazioni ricevute in applicazione del regolamento dovrebbero essere utilizzate solo a tale scopo. È essenziale - ha sottolineato l'associazione - che la Commissione e gli Stati membri garantiscano la piena riservatezza a tale riguardo».

Specificando di ritenere «che qualsiasi investimento in infrastrutture portuali essenziali e critiche dovrebbe essere effettuato nel pieno rispetto delle norme europee sulla concorrenza e sugli aiuti di Stato», ESPO ha osservato inoltre che «le società estere dovrebbero essere soggette al quadro giuridico dell'UE e valutate allo stesso modo delle società europee. Particolare attenzione - ha precisato l'associazione - dovrebbe essere riservata al principio dell'investitore operante in un'economia di mercato».

Infine ESPO ritiene «che il principio di reciprocità e l'accesso non discriminatorio per le imprese dell'UE ai settori portuali esteri dovrebbero costituire la base di ogni decisione sugli investimenti esteri diretti».

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