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15 marzo 2018

Parallelamente e correlatamente alla rapida crescita delle Free Trade Zone sta aumentando anche il traffico di merci contraffatte

L'OCSE e l'EUIPO denunciano che le zone franche vengono utilizzate per traffici illeciti

La rapida crescita delle Free Trade Zone (FTZ), dove lo sviluppo dell'attività economica è favorito da tasse e controlli doganali ridotti, da uno snellimento delle normative e da una supervisione limitata, sta involontariamente promuovendo la crescita del traffico di merci contraffatte. Lo evidenzia una nuova relazione dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell'Ufficio dell'Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). La ricerca integra uno studio del 2016 dell'EUIPO e dell'OCSE in base al quale il valore dei prodotti contraffatti era stimato pari al 2,5 % del commercio mondiale, arrivando a totalizzare un valore di 338 miliardi di euro.

In particolare, il documento intitolato “Trade in Counterfeit Goods and Free Trade Zones. Evidence from recent trands” spiega che le esportazioni di merci contraffatte e di merci usurpative da un paese o da un'economia aumentano parallelamente al numero e alle dimensioni delle zone france che tale area ospita. Il rapporto rileva che il confronto tra la crescita delle Free Trade Zone, misurate dal numero di imprese e dei dipendenti presenti nelle zone franche, e dei dati delle confische doganali di merci in tutto il mondo dimostra che la creazione di una nuova zona franca è associata ad un aumento del +5,9% del valore delle esportazioni di merci contraffatte dall'economia che la ospita.

Presentando oggi il rapporto assieme al direttore esecutivo dell'EUIPO, António Campinos, durante una riunione della Task Force dell'OCSE sulla lotta al commercio illegale, il direttore per le relazioni globali dell'OCSE, Marcos Bonturi, ha sottolineato che «questa è una chiara dimostrazione del fatto che le zone franche vengono utilizzate dai criminali per il traffico di merci contraffatte. Vogliamo - ha precisato Bonturi - che questo sia un invito all'azione e lavoreremo nei prossimi mesi per aiutare le zone franche ad intensificare gli sforzi per fermare il commercio illecito, mantenendo allo stesso tempo il loro ruolo di facilitatori del commercio legale».

Un precedente rapporto dell'OCSE pubblicato nei giorni scorsi identificava l'insufficiente vigilanza sulle zone franche, l'insufficiente controllo dei piccoli pacchi e le incongrue sanzioni a carico di chi spedisce merci contraffatte come tre elementi principali in base ai quali politiche poco rigorose di fatto facilitano il traffico di merci contraffatte .

Nel mondo ci sono più di 3.500 Free Trade Zone, spesso situate in prossimità dei porti, in 130 nazioni o economie del Nord e del Sud America, della regione Asia-Pacifico, dell'Europa e dell'Africa rispetto a solo 79 FTZ in 25 nazioni o economie nel 1975. Complessivamente queste FTZ creano posti di lavoro per 66 milioni di persone generando benefici diretti nel settore del commercio per oltre 365 miliardi di euro (500 miliardi di dollari).

L'OCSE ha ricordato che propri precedenti rapporti hanno dimostrato che il 2,5% delle merci importate nel mondo e il 5% delle importazioni dell'Unione Europea sono costituiti da merci contraffatte. L'Ufficio dell'UE per la Proprietà Intellettuale ha precisato che, secondo lo studio EUIPO-OCSE “Commercio di merci contraffatte e usurpative: una mappatura dell'impatto economico” pubblicato ad aprile 2016, il valore delle importazioni di tali prodotti nell'UE raggiunge gli 85 miliardi di euro.

Il rapporto presentato oggi segue la prima relazione congiunta EUIPO-OCSE pubblicata ad aprile 2016 e una seconda relazione congiunta pubblicata a giugno 2017, dal titolo “Analisi delle vere rotte commerciali delle merci contraffatte”, contenente una mappatura delle rotte mondiali del commercio di prodotti contraffatti, nella quale si evidenziava l'importanza di quattro punti di transito (Albania, Egitto, Marocco e Ucraina) usati per introdurre falsi nell'Unione Europea.

«Con le nostre relazioni - ha commentato il direttore esecutivo dell'EUIPO, António Campinos - abbiamo già evidenziato che il commercio internazionale di prodotti contraffatti e usurpativi costituisce fino al 2,5% di quello mondiale, arrivando a totalizzare 338 miliardi di euro. La relazione di oggi è un ulteriore passo avanti nell'ambito di tale analisi. Ci auguriamo che i risultati siano di aiuto a governi e responsabili delle politiche impegnati a valutare e arginare il danno economico causato a livello mondiale da contraffazione e pirateria».

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