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16 ottobre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 06:36 GMT+2



11 aprile 2018

Il traffico marittimo e fluviale che passa per il porto di Rotterdam genera emissioni di CO2 pari a 25 milioni di tonnellate all'anno

L'Autorità Portuale dello scalo olandese esorta a costituire una coalizione con nazioni dell'Europa nord-occidentale per affrontare assieme la questione del carbon pricing

Nel porto di Rotterdam il traffico marittimo e fluviale che passa attraverso lo scalo genera emissioni di anidride carbonica pari a circa 25 milioni di tonnellate all'anno. Lo rivela una ricerca che l'Autorità Portuale dello scalo olandese ha presentato oggi a Rotterdam nel corso del convegno “Energy in Transition Summit 2018” organizzato dallo stesso ente.

Lo studio, commissionato dalla Port of Rotterdam Authority al Wuppertal Institute, precisa che la maggior parte di queste emissioni (21,5 milioni di tonnellate) sono prodotte dal trasporto marittimo e che, per assicurare che questo settore sia in linea con l'accordo sul clima di Parigi, dovrebbero essere ridotte del 95% entro il 2050.

La ricerca specifica che per ottenere sino al 50% della diminuzione delle emissioni si può ricorrere a misure per incrementare l'efficienza energetica, ma per eliminare la quota restante di emissioni bisognerà ricorrere all'impiego di combustibili alternativi. In particolare, nei prossimi decenni l'utilizzo del gas naturale liquefatto e dei biocarburanti potranno contribuire a questa transizione, ma - secondo i ricercatori - l'obiettivo finale potrà essere raggiunto solo con l'elettrificazione, con l'uso dell'idrogeno e di combustibili sintetici come il metanolo.

Per contribuire a realizzare questa transizione, in occasione del convegno odierno l'Autorità Portuale di Rotterdam ha chiesto al governo olandese di costituire una coalizione con nazioni dell'Europa nord-occidentale in modo che, in tema di carbon pricing, venga fissato concordemente un costo della CO2. A tal proposito, intervenendo al convegno l'amministratore delegato dell'ente portuale, Allard Castelein, ha ipotizzato un costo molto più elevato della CO2 da introdursi in concomitanza con una nuova politica industriale per l'Olanda. Castelein confida che un prezzo significativamente più elevato possa stimolare nuovi investimenti in tecnologie pulite e nell'innovazione. «Un prezzo compreso tra 50 e 70 euro a tonnellata - ha spiegato - spronerà le aziende ad investire in soluzioni di cui abbiamo veramente bisogno per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima».

Castelein, motivando la necessità di formare una coalizione di nazioni, ha sottolineato che tale obiettivo non può essere traguardato con un'iniziativa su base esclusivamente nazionale, come - ha rilevato - quella adottata dal Regno Unito per la produzione di energia elettrica: «in quanto Paese di transito - ha osservato Castelein - l'Olanda è strettamente collegata ai Paesi che la circondano. Una coalizione dell'Europa nord-occidentale garantirebbe parità di condizioni per l'industria».

Ricordando che attualmente il governo olandese si sta concentrando sull'adozione di misure per la riduzione dei gas serra, Castelein ha evidenziato che l'approccio dovrebbe essere quindi basato su prezzi internazionali e stimoli nazionali.

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