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26 settembre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 00:39 GMT+2



29 agosto 2018

Assotir chiede interventi sui pedaggi e sui tempi di guida per affrontare l'emergenza dopo il crollo di Ponte Morandi

È urgente - sottolinea l'associazione - la ricerca di una soluzione per alleviare i disagi degli autotrasportatori

Con la ripresa delle attività produttive il settore dell'autotrasporto inizia a fare i conti con gli effetti del crollo del viadotto autostradale Ponte Morandi, avvenuto a Genova lo scorso 14 agosto. Lo sottolinea Assotir evidenziando che si fa urgente la ricerca di una soluzione per alleviare i disagi degli autotrasportatori e chiedendo la sospensione dei pedaggi sulle tratte autostradali individuate quali vie alternative e dei vincoli dei tempi di guida e di riposo dei conducenti dei mezzi.

«L'autotrasporto - ricorda il segretario generale di Assotir, Claudio Donati - rappresenta un settore fondamentale per l'economia italiana: per questo chiediamo allo Stato il minimo sindacale. A seguito dell'emergenza determinatasi sull'area genovese per il crollo del ponte Morandi, è indispensabile che le istituzioni, in modo concorde e coordinato, assumano con grande tempestività misure coerenti per alleviare il pesante disagio a cui l'intera realtà geografica è sottoposta».

«Nessuno - precisa Donati - si aspetta miracoli, ma alcune cose possono e debbono essere fatte da subito, ad iniziare dall'immediata sospensione del pagamento dei pedaggi autostradali da parte dei trasportatori sulle tratte divenute “obbligatorie” proprio a causa del dissesto delle infrastrutture. Ci sembra, inoltre, un'ottima idea quella avanzata dal presidente della Confartigianato Trasporti, Amedeo Genedani, di chiedere la deroga all'applicazione del Regolamento UE 561/2006, che riguarda i vincoli dei tempi di guida e di riposo dei conducenti degli autoveicoli». A tal proposito Donati ricorda che deroghe analoghe furono già concesse in passato dalla Commissione Europea per eventi assai meno impattanti, come ad esempio alla Gran Bretagna nel gennaio 2016 a seguito della chiusura del Forth Road Bridge, in Scozia.

«Siamo consapevoli - conclude Donati - che misure di questo tipo hanno una portata limitata, che non possono essere considerate in alcun modo risolutive. Al contrario, si tratta del minimo “sindacale” che, in una situazione del genere, lo Stato dovrebbe essere in grado di garantire per rendere meno traumatica la marcia di avvicinamento all'auspicato ripristino della normalità. Tali misure dovrebbero far parte, insieme ad altre, di un pacchetto di primissimo intervento, con cui fronteggiare un trauma che, prima ancora che economico appare incidere in profondità sulla qualità di vita di tutti i soggetti, a vario titolo, coinvolti».

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