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17 ottobre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 10:15 GMT+2



5 settembre 2018

Gli spedizionieri di Livorno e di Trieste esortano a salvaguardare le specificità dei Port Community System locali

Dari e Visintin: un PCS centralizzato è in controtendenza rispetto alle esperienze dei porti europei più competitivi

Gli spedizionieri di Livorno e di Trieste esortano a salvaguardare le specificità dei Port Community System sviluppati autonomamente dalle singole realtà portuali italiane. Nei giorni scorsi la presidente degli spedizionieri di Livorno (Spedimar), Gloria Dari, e il presidente degli spedizionieri di Trieste (ASPT-ASTRA), Stefano Visintin, si sono incontrati per valutare la possibile collaborazione fra le due associazioni territoriali, entrambe aderenti a livello nazionale a Fedespedi, e si sono soffermati in particolare sulle reciproche esperienze maturate nello sviluppo dei rispettivi servizi di Port Community System, all'interno dei sistemi portuali dell'Alto Tirreno Settentrionale e del Mar Adriatico Orientale, individuando i punti di forza di entrambi e le aree in cui potrebbero essere ulteriormente potenziati.

«I nostri sistemi portuali - hanno osservato Dari e Visintin - hanno avuto delle storie simili. Nati entrambi come porti franchi, hanno poi seguito storie parallele: Livorno principalmente rivolta ad un bacino di utenti, importatori ed esportatori, dislocato nel centro-nord/nord-est del nostro Paese, su importanti trades. Al servizio di quelli centro-europei Trieste, che ha mantenuto e sviluppato il particolare regime di franchigia doganale, puntando sulla competitività dei collegamenti ferroviari per servire i propri mercati».

«Similmente - hanno rilevato i presidenti delle due associazioni - anche i Port Community System sviluppati dalle due Autorità di Sistema hanno raggiunto alti livelli di efficienza e competitività, tenendo conto delle specificità organizzative e funzionali dei due porti. Per tale motivo i due sistemi rappresentano punti di eccellenza in aree diverse ed una cooperazione fra le due Autorità di Sistema è quindi non solo possibile, ma auspicabile».

Evidenziando che tali esperienze costituiscono un patrimonio per l'intero sistema portuale italiano, all'interno del quale è possibile ipotizzare un ruolo di capofila delle due Autorità di Sistema nello sviluppo e ricerca di soluzioni digitali avanzate lungo tutta la catena logistica, i due presidenti hanno sottolineato che «la recente direttiva ministeriale che prevede da settembre tout court un Port Community System centralizzato è in controtendenza rispetto alle esperienze dei porti europei più competitivi. Siamo fiduciosi - hanno affermato Dari e Visintin - che si apportino i correttivi necessari per incentivare la capacità di agganciare le frontiere tecnologiche che alcune realtà hanno saputo esprimere con investimenti ed un partenariato forte e sano con il tessuto imprenditoriale».

Dari e Visintin hanno ricordato che se il Piano Nazionale della Logistica, proprio per rispondere a queste sfide, ha previsto un consolidamento della diffusione della Piattaforma Logistica Nazionale, tuttavia ha anche richiamato il principio di realizzare una struttura modulare cooperativa per l'integrazione delle informazioni che può prefigurare un sistema in cui segmenti di Port Community System “locali”, pensati per esigenze di sviluppo e peculiarità dei singoli scali, si integrino con le piattaforme digitali nazionali, andando come tessere d'un mosaico a comporre infine il Sistema Nazionale di Monitoraggio della Logistica (SiNaMoLo).

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