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15 dicembre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 14:27 GMT+1



28 settembre 2018

La capacità degli impianti UE di riciclaggio delle navi - sostengono Shipbreaking Platform e T&E - è più che sufficiente per demolire le navi UE

Le due organizzazioni sottolineano che è sottostimata la capacità dei cantieri autorizzati a questa attività in Europa

Secondo Shipbreaking Platform e Transport & Environment (T&E), due organizzazioni il cui obiettivo è di diminuire l'impatto sull'ambiente delle attività di demolizione navale e di trasporto, la capacità degli impianti di riciclaggio delle navi che attualmente sono inclusi nell'elenco degli stabilimenti autorizzati dall'Unione Europea a svolgere tale attività ai sensi del Regolamento UE n. 1257 del 2013 è più che sufficiente a rispondere alla domanda di navi di bandiera UE che devono essere demolite. Le due organizzazioni lo assicurano sulla base di una loro analisi che evidenzia come i 20 cantieri dell'UE che attualmente sono riconosciuti conformi agli standard sul riciclaggio delle navi (la lista, adottata inizialmente a fine 2016 e aggiornata il 4 maggio scorso, include in realtà 21 impianti di riciclaggio) avrebbero avuto sufficiente capacità per riciclare tutte le navi battenti bandiera UE che sono state poste in demolizione dal 2015.

Su tali basi Shipbreaking Platform e T&E hanno esortato i legislatori dell'Unione Europea a resistere alle pressioni indirizzate a ritardare l'applicazione del Regolamento o all'inclusione nell'elenco degli impianti autorizzati di stabilimenti che non sono conformi agli standard europei per la demolizione delle navi.

«La contestazione degli armatori incentrata sulla capacità - ha sottolineato il direttore di Shipbreaking Platform, Ingvild Jenssen - è chiaramente fuorviante. Esistono alternative allo spiaggiamento delle navi a fine vita. Significa non accettare i bassi standard di sicurezza e di protezione dell'ambiente che consentono a molti cantieri non autorizzati di operare a basso costo».

In particolare, Shipbreaking Platform e T&E criticano la contestazione della carenza di capacità di demolizione dei cantieri navali europei inclusi nella lista degli impianti autorizzati dall'UE che viene mossa dagli armatori in quanto rilevano che la capacità indicata nell'elenco in termini di volume massimo di riciclaggio delle navi è in realtà la capacità “storica” di questi stabilimenti calcolata sulla base del tonnellaggio massimo che ogni cantiere ha riciclato negli ultimi dieci anni e ciò - hanno evidenziato le due organizzazioni nella loro analisi - non riflette la capacità reale di tonnellaggio che il cantiere può attualmente riciclare, in particolare perché per molti anni i cantieri inclusi nella lista UE hanno dovuto operare al di sotto della loro capacità a causa della concorrenza sleale portata da cantieri substandard che non devono sostenere i costi per una corretta e sicura demolizione delle navi.

Inoltre Shipbreaking Platform e T&E hanno rilevato che i nuovi cantieri che fanno parte della lista e che non hanno ancora iniziato la loro attività sono stati inclusi nell'elenco attribuendogli capacità pari a zero. Sulla base di queste ed altre considerazioni, le due organizzazioni hanno sottolineato che la reale capacità di riciclaggio di navi dei cantieri attualmente autorizzati dall'UE è di 1.150.274 tonnellate di dislocamento a vuoto (ldt) e non di 328.192 ldt come si desume sommando il volume annuo massimo di riciclaggio delle navi degli impianti indicato nell'elenco.

«L'attività di demolizione delle navi UE - ha commentato Lucy Gilliam, che fa parte del team che si occupa dei settori del trasporto aereo e marittimo di T&E - rappresenta un'opportunità per promuovere l'economia circolare e per creare posti di lavoro verdi in Europa. I cantieri che sono inclusi nell'elenco dell'UE hanno la capacità di demolire tutte le navi di bandiera UE e non solo quelle. Non ci sono scusanti per mandare navi in cantieri pericolosi e inquinanti situati su spiagge lontane».




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