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21 ottobre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 19:11 GMT+2



9 ottobre 2018

WWF Italia propone il divieto della navigazione di merci pericolose nelle Bocche di Bonifacio

Auspicato nel lungo termine uno specifico accordo internazionale in ambito IMO

A seguito della collisione tra un traghetto e una portacontainer avvenuta domenica nei pressi di Capo Corso, a nord della Corsica, l'organizzazione ambientalista WWF Italia ha riportato nuovamente l'attenzione sulla pericolosità del traffico marittimo nelle Bocche di Bonifacio, lo stretto che separa la Corsica dalla Sardegna, e sull'impatto che un incidente di questo tipo avrebbe potuto avere sull'ecosistema dell'area.

«Nonostante il meccanismo di sicurezza legato a Ramogepol (il piano d'intervento adottato da Francia, Italia e Principato di Monaco nel caso di inquinamenti marini nel Mediterraneo nord-occidentale, ndr) si sia immediatamente attivato - ha rilevato la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi - cosa sarebbe successo se la collisione fosse avvenuta all'interno dello Stretto di Bonifacio, un'area estremamente fragile che continua ad essere esposta ad un traffico estremamente elevato? Avremmo avuto un disastro ambientale in grado di mettere a rischio uno dei patrimoni naturali del nostro Paese, compresa l'area marina de La Maddalena».

L'organizzazione ambientalista ha evidenziato che dai dati ufficiali rilevati dalle locali Capitanerie di Porto sul traffico di navi e gli incidenti lungo le Bocche di Bonifacio si può desumere che l'area è costantemente soggetta al rischio di inquinamento a causa del notevole traffico marittimo che vi si svolge e della tipologia di navi che vi transitano. «Risulta dalle informazioni in nostro possesso - ha precisato WWF Italia - che il 63% delle navi in transito sono classificate come “High/very High Risk”, secondo la metodologia IMO. Tra le raccomandazioni dell'IMO (International Maritime Organization), che ha dichiarato l'area dello Stretto di Bonifacio e le zone circostanti come “Area marina particolarmente sensibile” (Particularly Sensitive Sea Area -PSSA), figura infatti l'attivazione del pilotaggio controllato. Dall'avvio della sperimentazione, però - ha specificato l'organizzazione ambientalista - le richieste di pilotaggio sono state solo 14. Nel 2018 tre sole navi di grosso tonnellaggio (la più grande di 86.000 tonnellate). Dalle analisi del Bonifacio Strait Pilotage System emerge che in media ogni anno attraversano lo stretto di Bonifacio 3.500 navi di cui (10% francesi, il 26% italiane ed il 64% battenti altre bandiere). Ogni anno sono circa 50 le navi alle quali viene contestata la mancata osservanza delle “raccomandazioni” IMO quali misure associate di protezione ambientale, ovvero il non rispetto delle rotte e/o la comunicazione con la stazione VTS come previsto. A questo si aggiunge la totale inosservanza dell'ultima raccomandazione, il pilotaggio, ad eccezione di una compagnia (NYK Line) che pur snon avendo l'obbligo ha rispettato le raccomandazioni IMO in toto, confermando altresì che continuerà a farlo anche in futuro».

«L'area delle Bocche di Bonifacio - ha osservato Donatella Bianchi - è tra le zone paesaggisticamente più belle e ricche di biodiversità del Mediterraneo, con caratteristiche naturali di assoluta rilevanza ed unicità, come viene testimoniato dalla stessa istituzione della area marina protetta de La Maddalena. Si tratta, però, anche una zona di navigazione molto pericolosa, con un volume elevato di traffico di navi di ogni genere, comprese navi con carichi pericolosi (petroliere, chimichiere e gasiere). Per questi motivi l'area gode di diversi provvedimenti e livelli di tutela, nazionali e transnazionali. Come dimostra l'incidente a largo della Corsica, purtroppo, il pericolo non è solo legato alle navi che trasportano carichi pericolosi, come le petroliere o le chimichiere, ma anche alle enormi quantità di carburante che sono presenti nelle cisterne delle navi che costituiscono, di per sé, un rischio».
WWF Italia ha ricordato che nell'arco degli ultimi 42 anni nelle acque delle Bocche di Bonifacio si sono verificati 29 incidenti marittimi noti e registrati, tra cui 14 incagli, sette affondamenti, quattro urti, tre mancati incidenti e una collisione. Per ridurre il rischio di incidenti l'organizzazione ambientalista ha formulato una serie di proposte per la sicurezza della navigazione nell'area, a partire dall'implementazione e finanziamento nel medio termine tutti i sistemi ad oggi disponibili per un miglior controllo dei traffici marittimi per garantire innanzitutto la sicurezza della navigazione delle grandi navi che trasportano sostanze pericolose, verificando che siano in possesso della documentazione assicurativa necessaria, e regolando l'intenso traffico di traghetti, navi da crociera ed altre navi da trasporto merci che possano provocare danni all'ambiente marino e costiero in caso di collisione con altri navi, infrastrutture od ostacoli naturali. Nel lungo termine, invece, è auspicato l'avvio di un'iniziativa coordinata con il governo francese e dell'Unione Europea, in coerenza con l'accordo tra Francia e Italia del 15 giugno 2010 e con le due risoluzioni IMO del 1993 e del 2012, per un accordo internazionale in ambito IMO che vieti la navigazione di merci pericolose nelle Bocche di Bonifacio.

Inoltre, secondo WWF Italia, è necessario applicare pienamente la Convenzione di Barcellona e il Protocollo sulle aree protette e la diversità biologica del Mediterraneo, anche rilanciando il percorso istituzionale, come previsto nell'Accordo Prestigiacomo-Borloo del 2010, per la creazione del parco marino transnazionale delle Bocche di Bonifacio. È necessario anche promuovere in fase transitoria strumenti di cooperazione volontaria tra soggetti pubblici e privati per prevenire e limitare i pericoli di incidente, l'inquinamento e il danno ambientale marino.

WWF Italia propone infine di garantire un'adeguata informazione per gli armatori, i comandanti delle navi, le compagnie di assicurazione sull'esistenza del “Servizio di pilotaggio raccomandato”, come regolamentato dall'ordinanza n° 73/2014 della Capitaneria di Porto La Maddalena, e raccomanda un pieno coinvolgimento dell'Unione Europea nell'azione istituzionale in materia di sicurezza dei traffici e di rispetto degli standard tecnici di sicurezza nelle Bocche di Bonifacio ed a sostegno della proposta in sede IMO.

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