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12 dicembre 2018 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 21:48 GMT+1



21 novembre 2018

Spediporto, il porto di Genova rischia di perdere quote consistenti di traffico di carichi eccezionali

Sospese le autorizzazioni per i trasporti eccezionali sopra le 75 tonnellate sulla A26 per svolgere i controlli sui viadotti

L'associazione degli spedizionieri genovesi ha lanciato un nuovo allarme che segue le allerte per l'impatto delle conseguenze negative per l'attività del porto di Genova determinate dagli effetti del crollo del viadotto autostradale Morandi avvenuto a metà agosto che da allora Spediporto ha ripetutamente diffuso. Oggi l'associazione ha segnalato un'altra «nuova doccia fredda per gli operatori rappresentati da Spediporto»: «è di qualche giorno fa - ha spiegato l'associazione - l'amara scoperta che sono state sospese le autorizzazioni da e per il porto di Genova per i trasporti eccezionali sopra le 75 tonnellate di carico. Una conseguenza, la sospensione delle autorizzazione - ha precisato Spediporto - dovuta all'avvio necessario di controlli sui numerosi viadotti presenti lungo la A26, di fatto la sola autostrada utilizzata dai carichi eccezionali da e per il porto di Genova».

«Quello che ci preoccupa di più - ha specificato il direttore generale dell'associazione, Giampaolo Botta - è il fatto che la sospensione è avvenuta senza preavviso: molti operatori avevano già in mano le autorizzazioni al trasporto, ma i loro carichi sono stati bloccati, e ad oggi non si ha idea dei tempi con cui verranno riattivate le autorizzazioni. Fino a quel momento non sarà possibile garantire a molti importanti clienti questo servizio molto apprezzato e di alta qualità offerto dal porto di Genova. Altra questione - ha aggiunto Botta - riguarda il reale stato di conservazione dei nostri viadotti e di controllo».

Il presidente di Spediporto, Alessandro Pitto, ha evidenziato che la fetta di trasporto marittimo che il porto di Genova rischia di perdere è costituita dal traffico tramp (navi noleggiate interamente per imbarcare un impianto intero), dal traffico di linea di merce varia (linee che scalano regolarmente Genova che chiudono contratti a lungo termine per imbarcare un impianto in più spedizioni) e il traffico di linea containerizzato («anche se non sono molto favorevole - ha specificato Pitto - è un trend ormai consolidato quello di imbarcare parti di impiantistica fuori sagoma su navi porta contenitori posizionando la merce su uno o più contenitori fuori sagoma». «Senza tenere conto - ha aggiunto - del fatto che la regola vuole che insieme al trasporto eccezionale vi siano poi numerosi contenitori che accompagnano ogni impianto o spedizione eccezionale, il rischio è di perdere tutto, sia gli uni che gli altri».

Questo - ha sottolineato Botta - «è un ulteriore importante segnale della necessità che l'Italia intervenga con urgenza ad aggiornare le proprie infrastrutture così come avviene con ferrea puntualità ed programmazione in tutto il mondo. In questi giorni come Spediporto - ha rilevato il direttore generale dell'associazione - insieme ai presidenti di tutte le Autorità di Sistema, siamo in visita a Singapore qui le infrastrutture e vengono aggiornate continuamente, a breve lo stesso porto di Singapore, uno trai più moderni al mondo, verrà ulteriormente aggiornato al fine di sostenere il prossimo piano di sviluppo al 2040 con obbiettivo oltre 50 milioni di contenitori. Dobbiamo guardare all'oriente per capire dove il mondo sta andando e non possiamo farci trovare con infrastrutture inadeguate».

«Genova - hanno concluso i rappresentanti di Spediporto - deve essere una delle la protagonista dello sviluppo logistico del nostro Paese e non può rinunciare ad una sua dimensione di capitale dello shipping, ma dobbiamo dotarla di tutte le necessarie infrastrutture: nuovo ponte, gronda, terzo valico ed un adeguato sistema ferroviario».

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