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23 ottobre 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 21:53 GMT+2



8 gennaio 2019

La Commissione UE conferma: la riscossione dei canoni concessori da parte delle Autorità Portuali è un'attività economica

Bruxelles invita Italia e Spagna a conformare i rispettivi sistemi di tassazione dei porti

La Commissione Europea ha confermato che la riscossione dei canoni concessori da parte delle Autorità Portuali è un'attività economica e come tale soggetta a imposizione fiscale, optando per un'interpretazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato che è ritenuta sbagliata dalla comunità portuale italiana come ribadito la scorsa primavera con lo scopo di scongiurare una possibile specifica procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia preannunciata da Bruxelles ( del 16, 16 e 19 aprile 2018). Obiettivo non raggiunto, dato che oggi la Commissione Europea ha adottato due decisioni con cui invita sia l'Italia che la Spagna a conformare i rispettivi sistemi di tassazione dei porti alle norme in materia di aiuti di Stato, assicurando che i porti paghino a partire dal 1° gennaio 2020 l'imposta sulle società allo stesso modo delle imprese commerciali. Invito in cui precisa che «lo sfruttamento commerciale delle infrastrutture portuali, come la concessione dell'accesso al porto dietro pagamento, costituisce un'attività economica».

Proprio l'interpretazione che la comunità portuale italiana giudica errata in quanto le Autorità Portuali, ora trasformate in Autorità di Sistema Portuale, sono enti soggetti al diritto pubblico e non organismi commerciali, forma che prevalentemente caratterizza invece diverse port authority degli scali portuali nordeuropei che operano in maniera privatistica.

L'intento della Commissione Europea è di uniformare l'imposizione fiscale sui porti in tutto il territorio dell'UE e lo fa, stando alle passate dichiarazioni di primarie associazioni marittimo-portuali nazionali, con quello che la comunità portuale italiana ritiene essere un colpo d'accetta. «I porti - ha affermato la commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager, confermando l'interpretazione della Commissione - sono infrastrutture essenziali per la crescita economica e lo sviluppo regionale. Per questa ragione le norme UE in materia di aiuti di Stato prevedono che gli Stati membri dispongano di ampi margini di manovra per l'adozione di misure di sostegno e di investimento a favore dei porti. Al tempo stesso, per garantire condizioni eque di concorrenza in tutta l'UE, i porti che generano profitti esercitando attività economiche vanno tassati allo stesso modo degli altri operatori economici - né più, né meno».

Per dettagliare quali attività la Commissione Europea ritiene essere non economiche e quali economiche, è stato chiarito che tra le prime - che sono escluse dal campo di applicazione delle norme UE in materia di aiuti di Stato - rientrano ad esempio quelle volte ad garantire la sicurezza e il controllo del traffico marittimo o la sorveglianza antinquinamento, attività che rientrano quindi solitamente nell'ambito di competenza delle autorità pubbliche. Al contrario, secondo la Commissione UE, tra quelle prettamente economiche - a cui si applicano le norme UE in materia di aiuti di Stato - rientrano attività tra cui appunto quella di concedere l'accesso alle infrastrutture portuali tramite il pagamento di un canone di concessione. Per Bruxelles, «l'esenzione dall'imposta sulle società per i porti che realizzano profitti da attività economiche può rappresentare un vantaggio competitivo sul mercato interno e pertanto comporta un aiuto di Stato che potrebbe essere incompatibile con la normativa dell'UE».

La Commissione UE ha ricordato che in Italia i porti sono integralmente esentati dall'imposta sul reddito delle società, mentre in Spagna i porti sono esentati dall'imposta sul reddito delle società per quanto riguarda i loro principali cespiti, ad esempio le tasse portuali o i redditi derivati da contratti di locazione o concessione, e che nei Paesi Baschi i porti sono totalmente esentati dal pagamento dell'imposta sulle società.

Precisando che Italia e Spagna hanno ora due mesi di tempo per adottare le misure necessarie a conformare le loro legislazioni, la Commissione Europea ha ricordato che recentemente ha chiesto a Belgio, Francia e Olanda di abolire le esenzioni dall'imposta sulle società di cui beneficiavano i rispettivi porti ( del 22 gennaio 2016 e 27 luglio 2017).


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