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24 gennaio 2019

L'associazione armatoriale europea critica la decisione della Germania di ritirarsi dall'operazione Sophia

Rammarico espresso anche dagli armatori tedeschi

L'associazione degli armatori europei ha espresso rammarico per la decisione della Germania di ritirarsi dall'operazione Sophia a causa della disputa con il governo italiano sull'accoglienza dei rifugiati. L'operazione Sophia - European Union Naval Force in the South Central Mediterranean, EUNAVFOR Med - è condotta dall'Italia ed ha come obiettivo principale di adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni ed i mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo centrale. L'ambito dell'operazione include anche l'addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica ed il contributo alle operazioni di embargo alle armi in accordo alla Risoluzione dalle Nazioni Unite.

«Siamo - ha spiegato il segretario generale dell'European Community Shipowners' Associations (ECSA, Martin Dorsman - molto delusi dalla decisione della Germania di sospendere la sua partecipazione all'operazione Sophia. Il contributo dell'operazione Sophia alla sicurezza marittima nel Mediterraneo centrale è molto importante». Dorsman ha sottolineato che «c'è stata un'importante riduzione del numero di attraversamenti di migranti che può essere attribuita all'operazione Sophia EUNAVFOR, che nel contempo ha condotto una percentuale maggiore di operazioni di salvataggio».

«L'UE - ha aggiunto Dorsman - deve agire immediatamente e fornire soluzioni concrete. Gli Stati membri europei dovrebbero mettere da parte le controversie e decidere come affrontare la questione dei rifugiati soccorsi nel Mediterraneo. Gli armatori si conformeranno alle convenzioni internazionali e onoreranno i loro obblighi legali di assistere le persone in difficoltà nel Mediterraneo. Tuttavia - ha precisato il segretario generale dell'ECSA - ciò non deve diventare parte della soluzione. L'ECSA invita l'UE a risolvere la controversia e ribadisce l'auspicio che l'operazione Sophia prosegua dopo il marzo 2019, attuale data di scadenza del mandato».

Fermo della missione che invece è auspicato dal ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, secondo cui «una missione internazionale, sottoscritta dai governi del Pd, che scarica in Italia, e solo in Italia, decine di migliaia di clandestini, non ha alcun senso». Salvini ha ricordato che da sei mesi il governo italiano chiede una variazione delle regole della missione istituita nel 2015 perché - ha affermato - «nelle regole di questa missione - “internazionale” solo sulla carta - c'è il fatto che tutti gli immigrati soccorsi e raccolti dovessero sbarcare in Italia». Regola sugli sbarchi che - a differenza di questo sostenuto dal ministro - tuttavia non è stata affatto definita né inclusa nel mandato dall'operazione militare di sicurezza europea Sophia. Salvini dovrebbe, al limite, contestare l'ipocrisia del Consiglio Europeo di non aver specificato nel mandato assegnato alla missione come gestire gli sbarchi delle persone soccorse in mare, sbarchi che evidentemente, trattandosi di una missione svolta nelle acque del Mediterraneo centrale per contrastare un traffico di esseri umani in partenza dalle coste africane, e in particolare libiche, non possono che avvenire nei porti più vicini, ovvero in primis in Italia e a Malta.

Un allarme per il ritiro della Germania dalla missione Sophia è stato lanciato dagli stessi armatori tedeschi. «Siamo profondamente rammaricati - ha dichiarato l'amministratore delegato della Verband Deutscher Reeder (VDR), Ralf Nagel, per la decisione assunta dal governo federale. Da un lato, è comprensibile che, alla luce dell'attuale metodo di impiego, la Marina tedesca voglia per il momento ritirarsi. Dall'altro, tuttavia, se le navi militari non effettuano più missioni di soccorso perché non possono sbarcare in sicurezza i rifugiati soccorsi, perché ci si aspetta che gli equipaggi e le navi della marina mercantile facciano fronte a questa situazione?»

«L'UE - ha aggiunto Nagel - deve decidersi ad agire ora. L'Europa non deve rimanere paralizzata da una questione così importante in termini umani e politici, altrimenti torneremo alle condizioni chiaramente insostenibili per i rifugiati e per i marittimi che hanno prevalso negli anni precedenti. D'altronde - ha osservato il rappresentante degli armatori tedeschi - la migrazione estremamente pericolosa attraverso il Mar Mediterraneo non cesserà semplicemente a causa della disputa che infuria in Europa».

Nagel ha evidenziato che le attività di salvataggio dell'UE e delle Guardie Costiere e navi militari nazionali in atto dal 2015 hanno recentemente reso la situazione meno insopportabile per le navi mercantili e per i loro equipaggi, che solo raramente sono stati direttamente coinvolti in missioni di salvataggio. «Poiché gli Stati europei hanno raggiunto un consenso su operazioni di questo tipo - ha sottolineato Nagel - il settore marittimo tedesco è stato notevolmente alleviato perché, come da norme, le navi dello Stato hanno assunto il compito di raccogliere i rifugiati. Ciò non esclude il fatto che, come sempre, gli armatori tedeschi continuino comunque ad essere chiamati a partecipare alle missioni di soccorso».

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