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19 giugno 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 19:45 GMT+2



6 marzo 2019

I terminalisti spagnoli sollecitano una riduzione delle tasse sulle imprese portuali

Chiedono una riduzione dal 5,5% al 4% dell'aliquota fiscale annuale applicabile alla base imponibile

L'associazione dei terminalisti spagnoli ANESCO chiede una riduzione delle tasse portuali, delle tariffe dei servizi portuali e delle imposte sulle imprese portuali al fine di alleviare la pressione fiscale sulle aziende del settore e i conseguenti danni che ciò provoca all'economia nazionale. Il comitato direttivo dell'associazione, riunitosi ieri a Madrid, ha evidenziato che «aumentare ulteriormente le entrate delle amministrazioni pubbliche attraverso le tasse portuali, le tariffe portuali, le imposte sulle società e sui beni immobili, tramite l'aumento dei contributi previdenziali, ecc, significa frenare le nostre importazioni ed esportazioni e la perdita di opportunità relativamente ai traffici di trasbordo».

L'ANESCO ha sottolineato che il sistema portuale nazionale, che è formato da 46 scali portuali di proprietà statale gestiti da 28 Autorità Portuali, gode di ottima salute dal punto di vista economico, generando un EBITDA annuo compreso tra 500 e 600 milioni di euro e producendo un risultato economico consolidato di oltre 200 milioni di euro, e che le tasse sono la principale fonte di finanziamento su cui si basa il sistema portuale statale, imposte che dovrebbero rispondere al principio di equivalenza rispetto ai costi di messa a disposizione di aree e infrastrutture e ai costi dei servizi forniti direttamente dalle Autorità Portuali. Secondo l'associazione dei terminalisti, l'attuale livello dell'importo delle tasse portuali provoca invece effetti negativi, a partire dalla generazione di risorse economiche non investite, che non contribuiscono allo sviluppo dei traffici marittimi né allo sviluppo di investimenti privati e dell'attività delle aziende e neppure alla creazione di posti di lavoro, per arrivare ad investimenti pubblici che, in alcuni casi, non rispondono a ragionevoli criteri di redditività economica o sociale. Per l'ANESCO, quindi, ciò violerebbe il principio di equivalenza tra imposte e costo dei beni o dei servizi forniti dalla pubblica amministrazione.

Ricordando che i concessionari portuali contribuiscono per oltre il 35% alle entrate delle Autorità Portuali, l'ANESCO ha sottolineato che il costo del canone espresso come valore medio per container teu movimentato dai terminalisti spagnoli ammonta a 7,58 euro, che il canone di concessione rappresenta circa il 10% dei costi complessivi sostenuti dai terminalisti spagnoli, percentuale che - ha rilevato l'associazione - li colloca vicino ai terminalisti dei porti nordeuropei ma in netto svantaggio rispetto ai terminalisti di nazioni vicine, come l'Italia, e che il costo del canone incluso nei costi dei servizi di movimentazione delle merci per un medio container terminal spagnolo è cresciuto del +14,42% tra il 2011 e il 2014.

Secondo l'ANESCO, lo sviluppo del traffico marittimo nei porti spagnoli potrebbe essere invece assicurato riducendo dall'attuale 5,5% al 4% l'aliquota fiscale annuale applicabile alla base imponibile, che sulla base del decreto legislativo 2/2011 che approva la revisione della legge in materia portuale è determinata anche sulla base del valore dell'occupazione di aree portuali e delle acque del porto, e ha sollecitato la pubblica amministrazione e il legislatore ad avviare attività di studio e analisi su questa proposta, coinvolgendo le parti interessate, per valutatne la fattibilità.

ABB Marine Solutions
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Vincenzo Miele

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