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24 ottobre 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 06:11 GMT+2



7 marzo 2019

Spediporto, il porto di Genova sembra uscito dalla fase critica

L'associazione degli spedizionieri sottolinea che però lo stato di salute dello scalo potrebbe essere compromesso dalla carenza di personale tecnico

Tutti, da mesi, si affannano a tastare il polso del porto di Genova per sapere se è sopravvissuto alle conseguenze del crollo del viadotto autostradale Morandi avvenuto lo scorso agosto, ponte vitale per la viabilità del capoluogo ligure e per i collegamenti stradali del suo porto con i mercati. Se nei mesi scorsi l'associazione degli spedizionieri genovesi faticava a percepire battiti cardiaci e lanciava forse prematuri allarmi sullo stato di salute critico dello scalo portuale, ora Spediporto sembra aver iniziato ad avvertire distintamente pulsazioni che secondo l'associazione sono un chiaro segnale dello scampato pericolo.

«Dopo un 2018 che si era chiuso con un pesante consuntivo - i numeri di Spediporto parlano di una perdita sul 2017 di oltre l'8% ed un segno meno che dal 14 agosto aveva caratterizzato la chiusura di tutti i mesi, compreso gennaio 2019 che aveva registrato un pesante -4% - si legge sull'ultimo bollettino medico dell'associazione degli spedizionieri genovesi - a febbraio il porto di Genova rialza la testa e dai dati raccolti da Spediporto il segno positivo torna finalmente sulle banchine genovesi. Con un +3,00% di media tra traffici import ed export (il dato è una rilevazione febbraio 2018 su stesso mese 2019 e dunque molto significativo) i traffici tornano a premiare l'impegno dello scalo e dei suoi operatori».

«A trascinare la ripresa - spiega Spediporto - è stato l'aumento del traffico export che ha segnato una media del +6% e che fa dunque ben sperare anche per un recupero del manifatturiero italiano nelle esportazioni (l'ultimo dato diffuso dall'Istat sulla variazione congiunturale del commercio estero italiano con i paesi extra UE, relativo al mese di gennaio 2019, indica un aumento del +5,9%, ndr)».

Manifestando soddisfazione per questo dato, il presidente di Spediporto, Alessandro Pitto, ha sottolineato che «nel corso dei mesi l'impegno di tutti gli operati e delle amministrazioni è stato quello di lavorare ad un pieno recupero di efficienza ed affidabilità. Questo impegno - ha constatato Pitto - è stato evidentemente compreso dai clienti del porto ed anche sostenuto, più in generale da un buon mese per l'export italiano». «Dobbiamo - ha evidenziato Pitto - continuare a lavorare su questa strada, ma dobbiamo accelerare il passo su semplificazioni, sgravi (ZES e ZLS) ed efficientamento di molti servizi».

Se il malato - precisa l'associazione - dà segni di ripresa, tuttavia lo staff medico sembra non essere sufficientemente attrezzato per assicurare la piena guarigione del paziente: «siamo preoccupati - ha chiarito il direttore generale di Spediporto, Giampaolo Botta - in relazione alla carenza di personale di molte amministrazioni fondamentali per le performance del porto». «Avevamo segnalato già durante la fase di stesura del Decreto Legge Genova - precisa Botta - la preoccupante carenza di personale tecnico in molto uffici strategici: dogana, medici e tecnici per l'ufficio di Sanità Marittima, veterinari per il PIF del Porto ed attrezzature adeguate».

Secondo l'associazione degli spedizionieri, «molte direzioni centrali stanno trascurando gli effetti che avrà l'assenza di personale nel più importante porto italiano». «Questo - denuncia Spediporto - è molto pericoloso. Solo grazie al grande impegno delle attuali strutture, ridotte ai minimi storici, è stato possibile andare avanti ma il precariato ed i pensionamenti a brevissimo renderanno impossibile garantire il servizio di controlli nei tempi che la clientela richiede. Se così fosse - conclude l'associazione sottintendendo che un nuovo aggravamento dello stato di salute è possibile - il traffico potrebbe essere ulteriormente penalizzato. Sarebbe uno sgambetto agli sforzi finora fatti per recuperare con fatica capacità competitiva».

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