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22 marzo 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 02:55 GMT+1



7 marzo 2019

Fedespedi, nonostante il rallentamento dell'export italiano si presentano opportunità per gli spedizionieri

Preoccupazione per la flessione del traffico containerizzato nei porti nazionali

Per gli spedizionieri italiani il rallentamento delle esportazioni nazionali può essere colto come un'opportunità. Lo sostiene Silvia Moretto, neo presidente di Fedespedi, la federazione italiana degli spedizionieri, commentando i contenuti del 14° quadrimestrale di informazione economica “Fedespedi - Economic Outlook” pubblicato oggi dal Centro Studi Fedespedi che evidenzia come, nonostante le grandi incertezze che pesano sull'export italiano, le esportazioni nazionali continuino a crescere con un +3,8% nei primi 11 mesi del 2018, in calo rispetto al +7,4% del 2017 e appena sotto l'export mondiale che fa segnare +4% nel 2018, anch'esso in calo rispetto al +5,3% del 2017.

«Il rallentamento dell'export italiano in risposta ad una flessione dell'economia e degli scambi internazionali, dovuta alle dinamiche politiche ed economiche in atto - ha osservato Moretto - è un dato che dobbiamo cogliere come un'opportunità. Come sappiamo, le aziende italiane sono fortemente orientate all'export, data la debolezza del mercato interno. Dunque, tanto più in questo momento di incertezza e di crescente complessità dello scenario del commercio internazionale, la professionalità dello spedizioniere internazionale, partner strategico delle imprese che decidono di internazionalizzare la propria attività, può fare la differenza e può rappresentare la leva di crescita per la manifattura, soprattutto se si parla di MPMI».

«Preoccupa di più, invece - ha però evidenziato la presidente di Fedespedi - il dato sulla flessione del traffico dei porti italiani (-2,4%) in controtendenza rispetto al +8,8% degli altri porti del Mediterraneo e alla continua crescita di quelli del Nord Europa. La perdita di competitività è un grave fattore di rischio per l'Italia e questo ritardo va recuperato con un gioco di squadra tra pubblico e privato per il miglioramento dell'efficienza dei sistemi di controllo delle merci in entrata/uscita, per migliorare il servizio reso alle imprese importatrici ed esportatrici».

L'analisi economica del Centro Studi Fedespedi rileva infatti come i porti italiani nel 2018 abbiano movimentato 10,284 milioni di container teu, in diminuzione del -2,4% rispetto al 2017. Se ottimi sono stati i risultati di Trieste (+17,7%), Napoli (+13,0%) e Venezia (+3,4%), è proseguita invece la crisi dei porti di transhipment, con le pesanti flessioni di Gioia Tauro (-5,9%) e Cagliari (-53,2%) e con Genova che, dopo la tragedia del ponte Morandi, ha limitato le perdite ad un modesto -0,5%.

Fedespedi sottolinea che «il dato preoccupa particolarmente perché in controtendenza rispetto a quanto si registra nel resto del Mediterraneo, con i porti non italiani che hanno movimentato complessivamente 27,6 milioni di teu, con un aumento dell'8,8% sul 2017, oltre al consueto andamento positivo dei porti del Nothern Range, che hanno aumentato i loro traffici del +3,3%, con 44,3 milioni di teu movimentati». Tra i porti maggiori, in forte crescita - specifica Fedespedi - gli scali del Pireo (+19,4%) e di Barcellona (+15,1%); buoni anche i risultati di Tangeri Med (+4,8%), Valencia (+5,5%) e, in ripresa dopo il calo del 2017, Algeciras (+9,6%); ottime le performance di Anversa (+6,2%) e Rotterdam (5,7%); in crescita anche il porto di Zeebrugge (+5%) le cui attività container sono destinate ad espandersi rapidamente con l'ingresso di COSCO Shipping Ports. Calano, invece, i porti tedeschi: Amburgo (-1%) e Brema (-0,6%).

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