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25 aprile 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 17:49 GMT+2



22 marzo 2019

Fit Cisl, è necessario impedire che il container terminal del Porto Canale di Cagliari diventi una delle tante incompiute cattedrali nel deserto

Il sindacato si dichiara pronto a proclamare lo stato di agitazione se potrà servire a portare attenzione sulla grave situazione e a salvaguardare i posti di lavoro

Un nuovo allarme sulle pesanti conseguenze sull'occupazione determinate dal drastico calo del traffico containerizzato movimentato dall'impresa terminalista Cagliari International Container Terminal (CICT) nel Porto Canale di Cagliari è stato lanciato da Fit Cisl a seguito di un incontro tenutosi mercoledì con rappresentanti delle imprese portuali colpite dalla riduzione dell'attività. In particolare, è stato confermato che sedici lavoratori dell'impresa portuale CTS a gennaio e febbraio non hanno percepito lo stipendio e che volge al termine la cassa Integrazione per i 64 lavoratori dell'azienda ITERC, società che operano entrambe a servizio del traffico dei container.

A seguito dell'incontro l'organizzazione sindacale ha specificato che CTS Srl si è dichiarata pronta «a chiudere se entro fine marzo non ci arriveranno garanzie di continuità» e che ITERC Srl ha denunciato che il committente CICT non adempie agli obblighi contrattuali: «quello che ci viene pagato come costo di gestione del contratto - ha specificato il presidente dell'azienda - non è sufficiente per pagare i nostri dipendenti».

«Ci hanno tenuti buoni per mesi - ha affermato il segretario regionale della Cisl Trasporti, Corrado Pani - con grandi promesse, di avere ancora pazienza che il terminal container di Cagliari avrebbe fatto un'inversione di marcia, che si sarebbe dato il giusto risalto e valore ad un porto che merita tutta l'attenzione delle maggiori compagnie di navigazione. Anche il ministro Toninelli venuto a Cagliari per la consueta “passerella elettorale” ci aveva rassicurato durante l'incontro promosso con le organizzazioni sindacali che sarebbe intervenuto personalmente con il gruppo Contship Italia a cui fa capo la CICT, concessionario del terminal. Intanto i container continuano a diminuire e un'altra delle poche linee rimaste la (MGX) che collega il centro America non fa scalo nel porto cagliaritano da più di un mese con un ulteriore perdita di circa 1.200 container/mese».

«Come Fit Cisl - ha proseguito Pani - non possiamo non rappresentare a tutti la preoccupazione e l'angoscia che da mesi vivono le numerose famiglie, i lavoratori ma anche la gente comune che ha a cuore le sorti del Porto Canale. È giunto il momento che dalle istituzioni si pretendano delle risposte chiare nei tavoli che contano. Non ci sono più alibi, la campagna elettorale è terminata e chi ha vinto si assuma l'onere di convocare tutte le parti perché nell'agenda politica le sorti del terminal container hanno priorità assoluta».

Precisando che, se servirà a portare l'attenzione sulla grave situazione in atto nel porto di Cagliari e a salvaguardare i posti di lavoro, il sindacato è pronto «a proclamare lo stato di agitazione e manifestare compatti con una grande mobilitazione di tutti i lavoratori con blocco delle operazioni commerciali nei varchi portuali che di sicuro, creeranno non pochi disagi alla città», Fit Cisl ha concluso sottolineando la necessità di «impedire una volta per tutte che il terminal diventi una delle tante incompiute cattedrali nel deserto e scongiurare il grave pericolo che si verifichi l'ennesimo scippo ai danni della Sardegna e dei sardi che ci lavorano, sottraendo loro dignità e futuro».

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