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17 maggio 2019

L'ANGOPI è soddisfatta del quadro legislativo europeo per i servizi di ormeggio

Guidi si è detto fortemente critico sull'autoproduzione dei servizi portuali

Per dare armonia al quadro normativo e rafforzare il nesso tra il servizio di ormeggio e la sicurezza al Regolamento europeo 2017/352, che ha istituito un quadro normativo per la fornitura di servizi portuali e norme comuni in materia di trasparenza finanziaria dei porti ( del 23 gennaio 2017), manca un ultimo tassello: la modifica, «speriamo imminente», del Regolamento per l'Esecuzione del Codice della Navigazione che individuerà «un percorso formativo obbligatorio per conseguire uno specifico Certificato di competenza, necessario per potere accedere e svolgere il nostro servizio». Lo ha rilevato oggi Cesare Guidi, presidente dell'ANGOPI, l'associazione nazionale ormeggiatori e barcaioli dei porti italiani, nel corso del convegno “Il servizio di ormeggio dopo il Reg. Ue 2017/352. Esperienze a confronto”che è stato organizzato dall'associazione e si è svolto alla Stazione Marittima di Trieste.

Aprendo i lavori del convegno, Guidi ha ricordato come l'originaria formulazione del Regolamento, che - ha affermato - era «tutta centrata sull'idea, sbagliata, che solo con la liberalizzazione dei servizi portuali si potesse compiutamente ottimizzare le potenzialità di sviluppo dei porti europei, è stata sensibilmente ridimensionata». Contrariamente all'indirizzo seguito nel passato dalla Commissione - ha spiegato Guidi - con il Regolamento anche al servizio di ormeggio viene riconosciuto in sede europea «il legame con la sicurezza della navigazione in ambito portuale e dell'approdo, uniformando, di fatto, la relativa funzione a quella dei servizi di pilotaggio e di rimorchio». il presidente dell'ANGOPI ha sottolineato che un contributo determinante in questa direzione è «derivato da quanto definito nell'aprile del 2016 in ambito IMO, attraverso le linee guide sulla formazione e l'istruzione minima per gli ormeggiatori».

Circa il modello organizzativo previsto dal Regolamento 352, Guidi ha osservato che «l'amministrazione ha ritenuto di scegliere lo strumento associativo di tipo cooperativo inquadrandolo e qualificandolo come operatore interno, essendo tale modello il più idoneo per lo svolgimento dei compiti istituzionali assegnati agli ormeggiatori nell'ordinamento italiano e attese le caratteristiche dei nostri porti e quelle del traffico che li scalano».

Nel suo intervento Guidi si è detto poi fortemente critico sull'autoproduzione dei servizi portuali: «in ogni caso - ha specificato - chiunque voglia autoprodursi il servizio deve rispettare tutte le norme relative alle modalità di erogazione del servizio stesso e garantire direttamente o indirettamente l'effettiva e integrale funzione e presenza dei servizi in esame che siano autoprodotti».

Il presidente dell'ANGOPI ha concluso con un riferimento al salvataggio in mare dei migranti: «vedo - ha affermato - un clima che mi preoccupa. La legge del mare prescrive che chi è in mare ed è in pericolo va salvato».

Intervenendo al convegno l'ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, ha esortato a lasciare inalterato l'assetto normativo: «c'è - ha rimarcato - un equilibro tra il comandante del porto e i servizi tecnico nautici. Il rischio è che questo equilibro venga messo in difficoltà da soggetti terzi. Guai - ha avvertito - a toccare il quadro normativo».

Evidenziando che «i porti sono luoghi delicatissimi», il vice presidente dell'European Sea Ports Organisation (ESPO), Zeno D'Agostino, ha osservato che «l'Europa si trova in un contesto di rilevanti cambiamenti geopolitici, nell'ambito dei quali il ruolo dei servizi tecnico nautici diventa delicato, atteso anche il loro coinvolgimento in materia di security. È quindi necessario - ha precisato - che la UE si raccordi su queste questioni cruciali nei tempi in cui viviamo».

Tra gli altri interventi, Victor Schoenmakers dell'Autorità Portuale di Rotterdam ha detto che il «Regolamento europeo è una forma bilanciata di legislazione che tiene conto delle caratteristiche dei singoli paesi europei», mentre per l'ammiraglio Cristiano Aliperta, ex rappresentante italiano all'International Maritime Organization, l'Italia ha commesso un errore chiudendo il Ministero della Marina Mercantile.

PSA Genova Pra'
Vincenzo Miele

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