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27 maggio 2019

L'inchiesta sulle gare truccate nel porto di Napoli vede coinvolti decine di indagati

Circa 22 milioni di euro di appalti sono stati oggetto di turbativa d'asta

La Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Napoli ha reso noti alcuni dettagli dell'inchiesta sul sistema di appalti truccati nel porto di Napoli che ha portato i militari del Corpo, su disposizione della Procura della Repubblica di Napoli, ad eseguire stamani sei ordinanze di custodia cautelare ed una interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi nonché numerose perquisizioni e sequestri a carico di imprenditori e funzionari pubblici dell'Autorità Portuale di Napoli (ora Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale), nell'ambito di una ampia e complessa inchiesta che vede coinvolti decine di indagati ( del 27 maggio 2019).

La Procura della Repubblica di Napoli ha coordinato le indagini condotte dalla Capitaneria di Porto - Guardia Costiera di Napoli che, per oltre due anni, ha effettuato serrate ed articolate attività di polizia giudiziaria anche utilizzando sofisticati sistemi di intercettazione telefonica, informatica ed ambientale. L'inchiesta ha accertato che circa 22 milioni di euro di appalti sono stati oggetto di turbativa d'asta ad opera di una associazione per delinquere che ha strutturato un sistema illegale composto da dipendenti dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale ed imprenditori.

L'operazione è stata denominata “Criptocorruzione 2.0”, nome connesso al fatto che imprenditori e funzionari utilizzavano un linguaggio in codice, che ha reso necessario analizzare accuratamente migliaia di conversazioni telefoniche ed ambientali per decriptare le parole in codice utilizzate per tubare le gare d'appalto e per accordarsi sulle tangenti, e al fatto che si è verificata una sostanziale “evoluzione” del sistema corruttivo.

La Capitaneria di Porto - Guardia Costiera ha precisato che i primi risultati dell'indagine hanno portato già nel maggio 2017 alla confessione del responsabile dell'Ufficio Manutenzioni dell'Autorità Portuale di Napoli che ha ammesso di aver intascato 40.000 euro di tangenti confermando che vi era un vero e proprio sistema di appalti truccati e corruzione. Inoltre le indagini hanno evidenziato le diverse metodologie con le quali corrotti e corruttori riuscivano a manipolare gli appalti.

Un primo sistema utilizzato dai funzionari corrotti era quello di creare fittizie urgenze così da poter adottare procedure di gara semplificate che consentivano ai funzionari pubblici di concordare preventivamente con le ditte colluse gli importi dei lavori nonché la ditta che si doveva aggiudicare l'appalto. Un altro sistema era quello di gonfiare l'elenco delle ditte da invitare per gli appalti attraverso l'inserimento di aziende che erano solo formalmente ed apparentemente diverse ma che, invece, sono risultate ditte intestate a prestanome e facenti parte del medesimo cartello delle società colluse.

Inoltre la Capitaneria di Porto ha specificato che i funzionari corrotti, al fine di assegnare gli appalti agli imprenditori del sistema, frazionavano l'importo dei lavori per mantenere l'appalto entro la soglia limite dell'affidamento diretto e, di sovente, ammantavano la gara di una presunta legalità affidando i frazionati lavori sotto soglia a ditte apparentemente diverse che invece risultavano essere gestite dallo stesso imprenditore. Le indagini hanno accertato anche che i progetti dei lavori venivano direttamente redatti dalle ditte compiacenti e poi digitalmente passati ai funzionari corrotti.

La Capitaneria di Porto ha segnalato inoltre che, tra le pratiche fraudolente utilizzate, nel caso di appalti di rilevante entità che non consentivano il ricorso a procedure di gara semplificate, il sistema corruttivo era anche in grado di pilotare la nomina dei membri delle commissioni aggiudicatrici. Oltre a ciò i funzionari corrotti stilavano i bandi di gara e gli atti amministrativi rendendoli volutamente criptici in modo da poter far effettuare lavori di minore entità a fronte di un più ampio e corposo importo d'appalto.

La Capitaneria di Porto ha specificato che il proliferare del sistema corruttivo trovava il suo humus nella confusione amministrativa delle gestioni commissariali dell'Autorità Portuale, connaturate anche dall'assenza di adeguati controlli interni nonché dall'assoluta inefficacia del Piano Anticorruzione di cui l'ente si era dotato.

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Vincenzo Miele

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