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13 ottobre 2019 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 22:50 GMT+2



16 settembre 2019

La minaccia cinese - avverte l'associazione navalmeccanica tedesca - più che nelle pratiche anticoncorrenziali è insita negli atti antidemocratici e illiberali

La VSM risponde anche alle critiche di IG Metall sottolineando l'opportunità di mantenere elevate quote di lavoro temporaneo

La guerra dei dazi tra USA e Cina, se ha un impatto negativo sugli scambi internazionali per via marittima, non ha effetti rilevanti sul mercato delle costruzioni navali. Inoltre tra le due parti in contrasto quella più temibile non è Washington, ma Pechino, e non per questioni di tipo commerciale, bensì politico. Lo ha sostenuto Reinhard Lüken, direttore generale della Verband für Schiffbau und Meerestechnik (VSM), l'associazione che rappresenta i cantieri navali e i fornitori di attrezzature navali della Germania, che ha assai duramente criticato le iniziative politiche ritenute repressive della Cina piuttosto che le contromisure commerciali assunte da Pechino per contrastare le misure tariffarie adottate dagli Stati Uniti.

Per il direttore generale della VSM, è semplice il motivo per cui le azioni statunitensi non producono e non produrranno danni ai produttori tedeschi di navi e di attrezzature navali anche se - ha ricordato - in Germania il 98% delle navi commerciali è costruito per armatori esteri e il 75% dei macchinari e delle attrezzature per lo shipping “Made in Germany” sono esportate. «Le conseguenze dirette non sarebbero quasi da temere perché - ha precisato - il mercato americano delle costruzioni navali è per legge da un secolo al riparo dalle importazioni e un maggior grado di distorsione della concorrenza - è il suo caustico commento riferito agli effetti del Jones Act - non può essere certo inventato dal presidente Trump».

Per Lüken, invece, qualcosa di molto più pericoloso sta “bollendo in pentola” in Cina. «Gli sviluppi ad Hong Kong - ha affermato - evidenziano molto chiaramente che le aziende possono improvvisamente entrare nello scontro tra le forze concorrenziali dei sistemi. La Cina - ha denunciato il direttore generale di VSM - non lascia dubbi sul fatto che gli standard del paese in termini di economia di mercato e di concorrenza, nonché di democrazia e di libertà di espressione, siano differenti da quelli del mondo occidentale. Le aziende dovrebbero servire le persone e i mercati. Una critica sociopolitica del sistema - ha specificato Lüken - di solito non rientra nei loro compiti. Anche se questo non riesce a tutti, è compito dell'azienda prendere atto delle sue caratteristiche e adattarvisi. Ma ciò - ha precisato - non significa che bisogna ignorare procedure irritanti, che devono essere incluse nella valutazione del rischio. Cosa significano - si è chiesto Lüken - incertezza giuridica e un crescente grado di arbitrio da parte dello Stato per il successo aziendale a medio e lungo termine, ma anche per la sicurezza diretta dei dipendenti? Quali dipendenze si innescano e quali conseguenze per uscirne devono essere prese in considerazione?»

Secondo Lüken, la vicenda della compagnia aerea Cathay Pacific, con le sospensioni e i licenziamenti adottati nei confronti dei dipendenti che hanno partecipato alle recenti proteste ad Hong Kong, esemplifica quali possono essere queste implicazioni. Senza mezzi termini il direttore generale della VSM ha affermato che «la portata dell'attacco alla libertà di espressione ricorda i capitoli più oscuri del recente passato tedesco».

Lüken ha osservato che «se gli scambi commerciali con la Cina non sono più ostacolati da distorsioni della concorrenza, da incertezze sul quadro giuridico e da gravi inadempienze nel campo della proprietà intellettuale, nel contempo i rischi che i dipendenti in loco siano vittime di spionaggio, denunce e misure arbitrarie stanno aumentando in modo significativo». Per Lüken, «questa situazione di incertezza indurrà le aziende a pensare ad alternative al mercato cinese senza bisogno di un diktat governativo, neppure di quello del presidente americano».

«Tutte queste - ha evidenziato il direttore generale della VSM - non sono considerazioni teoriche. Nel settore delle navi passeggeri, i cantieri navali cinesi stanno proponendo offerte apparentemente interessanti per qualsiasi fornitore specializzato, che oggi fa affidamento sul know-how. Ma domani? Forse - ha concluso Lükern - dobbiamo prestare molta più attenzione ai vantaggi delle prerogative marittime della Germania e dell'Europa».

Se sul fronte esterno è la Cina, per VSM, l'antagonista ostile con cui devono confrontarsi i cantieri navali tedeschi ed europei, sul fronte interno l'associazione deve difendere le aziende del settore delle critiche dell'IG Metall Küste che le rimprovera di fare sempre più ricorso a forme di lavoro temporaneo. Il sindacato tedesco ha realizzato un'indagine sull'occupazione nel comparto delle costruzioni navali che evidenzia come nel 2019 i posti di lavoro siano aumentati del +7,0% sull'anno precedente salendo a 18.122 unità, crescita che si prevede proseguirà nel 2020 con un +3%. «Siamo lieti - ha commentato Meinhard Geiken, direttore regionale per il Meclemburgo-Pomerania Anteriore della IG Metall Küste - di questo continuo sviluppo positivo, sostenuto principalmente dalla costruzione di navi da crociera e da ordini di yacht e della Marina. Tuttavia siamo preoccupati che molti cantieri navali utilizzino sempre più contratti temporanei di lavoro e di servizio, con un 60% di lavoratori a contratto presso singole aziende che è una percentuale assolutamente troppo elevata». Inoltre il sindacato ha chiesto ai cantieri più formazione per i lavoratori.

VSM non ha contestato i numeri sull'occupazione frutto dell'indagine del sindacato. Piuttosto Lüken, sottolineando il significativo incremento dell'occupazione avvenuto nei cantieri navali tedeschi nell'ultimo anno, ha definito la critica di IG Metall - «poco costruttiva e, per quanto può essere accolta positivamente dall'opinione pubblica, persino controproducente». «Per non compromettere la nostra competitività sul mercato globale, che è già fortemente distorto da interventi statali scorretti - ha replicato il direttore generale dell'associazione navalmeccanica - sono essenziali giuste condizioni quadro. Ciò include anche strumenti flessibili e affidabili per il mercato del lavoro e un margine di manovra sufficiente per le aziende. La ripartizione del lavoro - ha sostenuto Lüken - è la base del successo industriale della Germania. Il lavoro temporaneo, nonché l'appalto di lavori e di servizi - ha concluso - sono indispensabili per mantenere una produzione efficiente dal punto di vista economico e finanziario in Germania».


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