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2 aprile 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 18:08 GMT+2



18 dicembre 2019

L'industria dello shipping promuove l'istituzione di un fondo per accelerare la decarbonizzazione del trasporto marittimo

Verrebbe finanziato dalle compagnie di navigazione con un contributo obbligatorio di due dollari per tonnellata di carburante acquistato

Non è esattamente il tipo di fondo la cui istituzione è stata sollecitata nei giorni scorsi agli armatori europei dall'organizzazione non-profit Transport & Environment affinché lo shipping paghi per le proprie emissioni di CO2 e neppure simile all'International Oil Pollution Compensation Funds (IOPC), il fondo creato da diverse nazioni con lo scopo di riconoscere indennizzi finanziari per i danni determinati da sversamenti in mare di prodotti petroliferi causati dalle navi la cui storia risale all'inquinamento provocato nel 1967 dalla petroliera Torrey Canyon noleggiata dalla British Petroleum per trasportare petrolio grezzo dal Kuwait a Milford Haven che si incagliò sulla barriera corallina Seven Stones Reef tra le Isole Scilly e Land's End riversando in mare 30mila tonnellata di greggio.

Il progetto di fondo presentato oggi dalle principali organizzazioni armatoriali mondiali si differenzia da questi in quanto avrà l'obiettivo di sostenere la ricerca volta a eliminare le emissioni di anidride carbonica prodotte dal trasporto marittimo internazionale. Ma la peculiarità principale dell'iniziativa è che è promossa dalla stessa industria dello shipping. Le associazioni armatoriali che hanno definito la proposta, infatti, rappresentano oltre il 90% della flotta mercantile mondiale. Si tratta di: Bimco, Cruise Lines International Association (CLIA), Intercargo, Interferry, International Chamber of Shipping (ICS), Intertanko, International Parcel Tankers Association (IPTA) e World Shipping Council (WSC).

Il fondo proposto da queste organizzazioni prevede un finanziamento di base di circa cinque miliardi di dollari in un decennio. Il progetto include inoltre la creazione dell'International Maritime Research and Development Board (IMRB), un'organizzazione non governativa di ricerca e sviluppo dedicata alla decarbonizzazione dello shipping e supervisionata dagli Stati membri dell'International Maritime Organization (IMO), e l'intenzione di accelerare lo sviluppo di navi commercialmente sostenibili a zero emissioni di CO2.

I promotori del progetto, che sarà presentato alla prossima riunione del Marine Environment Protection Committee (MEPC) dell'IMO in programma dal 30 marzo al 3 aprile prossimi a Londra, hanno specificato che la proposta elaborata a livello di settore è necessaria per garantire il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 concordati nel 2018 dagli Stati membri dell'IMO che includono un taglio di almeno il 50% delle emissioni totali di gas serra dello shipping entro il 2050, indipendentemente dalla crescita dei traffici marittimi, per arrivare poco dopo alla piena decarbonizzazione (inforMARE del 13 aprile 2018).

«Anche facendo riferimento a stime prudenziali sulla crescita degli scambi commerciali - ha osservato il segretario generale dell'International Chamber of Shipping, Simon Bennett - una riduzione complessiva del 50% della CO2 entro il 2050 può essere raggiunta solo migliorando del 90% circa l'efficienza in termini di emissioni di carbonio della flotta mondiale. Ciò sarà possibile solo se gran parte della flotta utilizzerà combustibili a zero emissioni di carbonio che siano commercialmente sostenibili. In pratica, se l'obiettivo del 50% verrà raggiunto, con una consistente parte della flotta che utilizzerà carburanti a zero emissioni di carbonio entro il 2050, l'intera flotta mondiale userebbe questi combustibili anche poco dopo, rendendo così possibile la decarbonizzazione al 100%, che è l'obiettivo del nostro settore».

Il nuovo fondo IMRB verrebbe finanziato dalle compagnie di navigazione mondiali attraverso un contributo obbligatorio di due dollari per ciascuna tonnellata di combustibile navale acquistata e destinata ad essere impiegata dalle compagnie di navigazione di tutto il mondo, contributo che - secondo i calcoli delle otto organizzazioni basati su un consumo totale di carburante da parte della flotta mondiale pari a circa 250 milioni di tonnellate all'anno - genererà una raccolta pari appunto a circa cinque miliardi di dollari in dieci anni.

Bimco, CLIA, Intercargo, Interferry, ICS, Intertanko, IPTA e WSC hanno precisato che se il programma di ricerca e sviluppo e il suo finanziamento sono promossi dalle principali associazioni armatoriali, è tuttavia benvenuta la partecipazione di altre parti interessate.

«La coalizione di associazioni di categoria che sostiene questa proposta - ha sottolineato il presidente dell'ICS, Esben Poulsson - sta dimostrando una vera leadership. L'industria dello shipping deve ridurre le proprie emissioni di CO2 per rispondere all'ambiziosa sfida che l'International Maritime Organization ha fissato. L'innovazione è pertanto essenziale se vogliamo sviluppare tecnologie che diano il via alla quarta rivoluzione della propulsione marittima. Questa proposta - ha rilevato Poulsson - è semplice, responsabile e realizzabile e confidiamo che i governi sosterranno questa coraggiosa iniziativa».

Anche in Italia si guarda a questo progetto come ad un passo molto importante verso la totale decarbonizzazione dello shipping. Parlando a nome degli armatori italiani il presidente della Confederazione Italiana Armatori (Confitarma), Mario Mattioli, ha ricordato che «la nostra flotta è in prima fila nel percorso che tende alla decarbonizzazione di tutte le attività industriali ed ha già fatto ingenti investimenti per tecnologie innovative e impiego di combustibili meno dannosi per l'ambiente. Basti citare l'alimentazione a batteria (quindi zero emissioni) durante le soste della nave in porto, l'utilizzo del LNG (gas naturale liquefatto) come combustibile alternativo e l'installazione di scrubber. Non si tratta - ha chiarito Mattioli - di meri progetti: gli armatori italiani negli ultimi anni hanno dimostrato il loro impegno per ridurre le emissioni delle loro navi. Auspichiamo che nel corso del tempo questo fondo possa avere una dotazione importante e paragonabile agli investimenti dell'automotive nella ricerca per combustibili alternativi. Comunque - ha aggiunto - in Italia vantiamo eccellenze di primo piano e sono orgoglioso di annoverare tra le fila di Confitarma i gruppi armatoriali Caronte & Tourist, Costa Crociere e Grimaldi di Napoli».

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