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5 aprile 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 06:19 GMT+2



17 marzo 2020

Il calo della produzione in Cina a causa del coronavirus sta avendo un impatto negativo sull'attività dei porti di Los Angeles e Long Beach

A febbraio i due scali californiani hanno registrato cali del traffico dei container pari rispettivamente a -22,9% e -9,8%

La diffusione del coronavirus in Cina ha avuto un notevole impatto sul volume di traffici containerizzati movimentato lo scorso mese dai porti di Los Angeles e Long Beach. Principalmente al contagio da COVID-19, infatti, le autorità portuali dei due scali californiani hanno addebitato la consistente riduzione dei carichi in container registrata a febbraio 2010, mese in cui il primo porto ha movimentato 544mila teu e il secondo 538mila, con cali rispettivamente del -22,9% e del -9,8% sul febbraio 2019. Ma un peso lo ha avuto anche la prosecuzione della guerra dei dazi in corso tra USA e Cina, anche se gli accordi preliminari siglati a gennaio dalle due nazioni hanno attenuato in parte il suo effetto negativo sugli scambi commerciali bilaterali.

«Con la chiusura di molte fabbriche e il rallentamento dei movimenti di merci in Cina e in altri Paesi asiatici a febbraio a causa del capodanno lunare e del COVID-19 - ha spiegato il direttore operativo della Port of Long Beach, Mario Cordero - stiamo vedendo compagnie di navigazione che devono annullare alcuni viaggi. Una volta che il virus sarà contenuto, potremmo assistere ad una crescita dei volumi di merci e i nostri terminal, i nostri lavoratori e la nostra supply chain saranno pronti a gestirla».

Secondo il direttore operativo della Port of Los Angeles, Gene Seroka, dato che la produzione in Cina rimane a livelli bassi, anche a marzo i volumi di traffico in porto risulteranno contenuti. Tuttavia - ha specificato - «in attesa della prevista ripresa della produzione dovremo rispedire in Asia i container vuoti e inviare velocemente i rimanenti container statunitensi in esportazione. Stiamo lavorando alacremente con i nostri partner della supply chain - ha sottolineato Seroka - al fine di essere pronti alla crescita delle merci che si verificherà con l'aumento della produzione».

A febbraio 2020 a Los Angeles sono risultati in flessione sia i container pieni allo sbarco, che hanno totalizzato 270mila teu (-22,5%), sia i contenitori pieni all'imbarco, attestatisi a 134mila teu (-5,7%), che i container vuoti, che sono ammontati a 139mila teu (-34,9%).

Anche Long Beach ha accusato una diminuzione dei container pieni allo sbarco che sono risultati pari a 249mila teu (-17,9%) e dei container vuoti che sono scesi del -12,8% a 164mila teu, mentre i container pieni all'imbarco sono aumentati del +19,3% a 126mila teu.

Nel primo bimestre del 2020 il porto di Los Angeles ha movimentato globalmente 1,35 milioni di teu, con una contrazione del -13,3% sullo stesso periodo dello scorso anno, di cui 685mila teu pieni allo sbarco (-12,0%), 283mila teu pieni all'imbarco (-1,7%) e 383mila teu vuoti (-22,2%). Nel porto di Long Beach il totale è stato di 1,16 milioni di teu (-7,1%), di cui 558mila teu pieni allo sbarco (-10,9%), 234mila teu pieni all'imbarco (+5,2%) e 372mila teu vuoti (-7,9%).




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