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5 giugno 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 18:32 GMT+2



24 aprile 2020

A marzo il traffico delle merci nel porto di Ravenna è calato del -30,4%

Nei primi tre mesi del 2020 la flessione è stata del -12,7%

Lo scorso marzo il volume di traffico movimentato dal porto di Ravenna ha accusato con più evidenza l'impatto della riduzione delle attività commerciali e industriali a livello mondiale determinata dalla pandemia di Covid-19 ed è è risultato pari a due terzi di quello totalizzato nel marzo 2019 essendo ammontato a 1,76 milioni di tonnellate, il -30,4% in meno rispetto all'anno precedente. Una flessione che ha determinato una riduzione del -12,7% del traffico movimentato complessivamente nei primi tre mesi del 2020 che è stato pari a 5,59 milioni di tonnellate rispetto a 6,40 milioni di tonnellate nel primo trimestre dello scorso anno. Nel trimestre di quest'anno le merci allo sbarco sono state 4,77 milioni di tonnellate (-13,6%) e quelle all'imbarco 816mila tonnellate (-7,2%).

Nel primo trimestre del 2020 nel segmento delle merci varie i carichi movimentati sono stati pari a 2,40 milioni di tonnellate (-13,8%), di cui 549mila tonnellate di merci containerizzate (-9,0%) realizzate con una movimentazione di container pari a 48.064 teu (-7,9%), 364mila tonnellate di rotabili (-8,1%) e 1,49 milioni di tonnellate di merci convenzionali (-16,8%). Nel settore delle rinfuse liquide il totale è stato di 1,02 milioni di tonnellate (-1,9%), incluse 550mila tonnellate di prodotti petroliferi (-2,4%) e 470mila tonnellate di altri carichi liquidi (-1,3%). Le rinfuse solide si sono attestate a 2,17 milioni di tonnellate (-15,9%).

Nel solo mese di marzo di quest'anno le merci convenzionali hanno totalizzato 459mila tonnellate (-43,7%), i rotabili 117mila tonnellate (-14,6%) e le merci in container 180mila tonnellate (-22,5%). Nel comparto delle rinfuse liquide sono state movimentate 303mila tonnellate (-37,7%) e in quello delle rinfuse solide 703mila tonnellate (-18,4%).

Relativamente al traffico movimentato nel primo trimestre del 2020, l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale ha reso noto che nel comparto agroalimentare, con 964mila tonnellate complessive di derrate alimentari e prodotti agricoli, è stata registrata una flessione del -19,0% proseguendo il trend negativo dei primi mesi del 2020, contrazione che è stata determinata dal crollo del -77,7% dei prodotti agricoli, con un traffico di importazione di cereali che è diminuito di 356mila tonnellate. L'AdSP ha spiegato che sull'import cerealicolo pesano fattori mondiali connessi in questa fase all'emergenza coronavirus: si è registrato in effetti - ha precisato l'ente - un rialzo di prezzo della materia prima dovuto sostanzialmente alle difficoltà nella logistica e nei trasporti via terra e alle dinamiche più complesse per il grano importato via mare, come, ad esempio, gli ostacoli per noleggiare navi che possano sbarcare materie prime agricole nei porti italiani. A tal proposito l'authority portuale ha riportato una chiarificazione del presidente dell'Associazione Nazionale Cerealisti: «sul piano nazionale - ha reso noto Carlo Licciardi - non registriamo alcuna manovra speculativa sul prezzo del grano importato tale da far lievitare i prezzi dei prodotti lavorati. La variazione in aumento rispecchia il reale valore di mercato, dopo il calo verificatosi nelle settimane precedenti la crisi Covid-19. A confermare l'assenza di speculazioni sull'import cerealicolo - ha aggiunto il presidente dell'ANACER - da sottolineare le buone scorte di grano e altra materia prima in Italia, tant'è che attualmente dai porti sta uscendo prodotto importato a fine 2019, con ampie scorte accumulate nei primi mesi del 2020».

Derrate alimentari, mangimi e oleaginosi sono invece aumentati del +20,6% salendo a 857mila tonnellate.

Un altro segmento merceologico di particolare importanza per il porto di Ravenna è quello dei materiali da costruzione che, con 994mila tonnellate movimentate nel primo trimestre del 2020, ha segnato un calo del -8,3%, flessione - ha specificato l'AdSP - che è da imputarsi principalmente alla diminuzione delle materie prime per la produzione di ceramiche del distretto di Sassuolo (-6,7%). Interpellato dall'ente portuale, il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, ha confermato che gli stabilimenti sono fermi dal 22 marzo e che la ripartenza avverrà comunque «molto lentamente. Giocoforza - ha spiegato Savorani - non ci saranno le condizioni per procedere al ritmo di prima per via di molti limiti. Gli ordinativi sono in forte calo, possiamo già stimare almeno un 20-25% in meno. Dovremo fronteggiare l'effetto filiera dove non tutto sarà disponibile, senza dimenticare che il lockdown non è avvenuto in contemporanea per tutti e, quindi, quando noi ripartiremo, ci saranno clienti fermi».

Altra voce a registrare una pesante flessione è quella dei prodotti metallurgici che con 1,47 milioni di tonnellate sono calate del -17,0%, in particolare nella movimentazione dei coils (-18,9%). L'AdSP ha ricordato che all'inizio dell'emergenza pandemica da Covid-19 la produzione di acciaio dava già segni di rallentamento, con un incremento soltanto del +1,0% rispetto ai primi due mesi del 2019.




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