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22 settembre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 15:03 GMT+2



4 maggio 2020

ANCIP ribadisce che in porto è una sola la società autorizzata a fornire lavoro portuale temporaneo

La tesi secondo cui sarebbe necessaria una pluralità di soggetti - denuncia l'associazione - appare quanto meno strumentale e rivelatrice di una approssimativa conoscenza della legge 84/94

Solo la società autorizzata ai sensi dell'articolo 17 della legge 84/94 può fornire lavoro portuale temporaneo. Lo ha ribadito l'Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (ANCIP) in una nota congiunta con la Compagnia Unica Lavoratori Portuali (CULP) di Napoli in cui si ricorda che «la normativa configurata dalla legge 84/94 propone una separazione tra l'azione imprenditoriale, incentrata in capo alle imprese e terminalisti di cui agli articoli 16 e 18 della medesima legge, e la fornitura di mere prestazioni lavorative, assegnate alla società di cui all'articolo 17». «Separazione marcata ancora di più - hanno evidenziato ANCIP e CULP - con il divieto per le società artt. 16 e 18 di detenere in qualsiasi modo partecipazioni nelle società art. 17 e viceversa. E questo perché la necessità di trovare una economia complessiva non può incidere sugli aspetti lavorativi che devono avere, invece, come loro obiettivo la sicurezza e la professionalità, elementi entrambi riconosciuti sia dall'attività consolidata da decenni, che dal riconoscimento che la stessa legge formula. Ancor di più nelle procedure per l'attivazione delle diverse concessioni, si evidenzia questa necessità in quanto l'unica società che riceve la concessione a seguito di gara pubblica è proprio la società art. 17 per la quale elemento qualificante nell'offerta deve essere la professionalità e la competenza nelle operazioni, ancor di più della economicità dei costi».

La puntualizzazione dell'ANCIP è volta a rispondere a voci secondo cui si manifesterebbe la necessità di una pluralità di soggetti esercenti l'attività di prestazione di lavoro portuale temporaneo, punto di vista che - secondo l'ANCIP - «appare quanto meno strumentale e rivelatore di una approssimativa conoscenza della legge 84/94».

Ricordando che la società art. 17 deve sottostare alle regole dettate dalla stessa Autorità che ne determina la tariffa, ne stabilisce e controlla gli organici operativi commisurandoli alle necessità del porto ed è obbligata a servire indifferentemente tutte le società operanti nel porto e che ne richiedono l'opera a prescindere dai quantitativi e dalle opportunità operative fornite e che, inoltre, dalla legge viene anche sancita l'obbligatorietà a retribuire i lavoratori secondo un contratto collettivo di lavoro, a garantire a questi una retribuzione minima commisurata ai livelli contrattuali ed a garantire agli stessi tutti gli istituti contrattuali, anzi intervenendo in caso di carenza operativa, attraverso l'istituto dell'IMA, l'ANCIP ha sottolineato che alla luce di ciò non è dato comprendere quale potrebbe essere la necessità della compresenza di più società che forniscano lavoro portuale temporaneo, «che - ha rilevato l'associazione - dovrebbero applicare la stessa tariffa retribuendo i propri lavoratori alle medesime condizioni, se non frammentare la risposta operativa con un organico frazionato e certamente non sufficiente o peggio poco preparato a rispondere con immediatezza e preparazione alla domanda di lavoro del porto».

«A nostro sommesso avviso - prosegue la nota di ANCIP e CULP - i problemi del porto, in particolare del porto di Napoli, sono altri e più precisamente nelle distorsioni che si verificano quotidianamente: scambio di mano d'opera tra le diverse imprese articoli 16 e 18; articoli 16 che forniscono mere prestazioni di lavoro appannaggio degli articoli 17 all'uopo autorizzati; la parcellizzazione delle aree portuali nella quasi totalità oramai asservite in concessione con evidente impossibilità di accesso al porto nei confronti di altri e diversi imprenditori che potrebbero arricchire il porto con ulteriori linee di traffico; lo sfruttamento dei lavoratori attraverso atteggiamenti prevaricatori assimilabili finanche allo stalking; l'arroganza di alcuni interlocutori che, pervicacemente, si arroccano su posizioni ormai superate dai fatti circa i costi del lavoro ed una organizzazione del soggetto autorizzato alla fornitura di lavoro portuale temporaneo che da tempo ha cambiato i suoi parametri adeguandoli alle necessità del porto e dei suoi attori».

«Entrando nel merito della complessa realtà del porto partenopeo - hanno specificato inoltre ANCIP e CULP - non è revocabile in dubbio come la Compagnia abbia dimostrato nei fatti di essere una società affidabile e attenta alle esigenze degli utenti portuali; solo qualcuno non lo ha ancora capito sebbene ancora recentemente si sia dimostrato con i fatti che l'operatività portuale non può che trovare giovamento dall'utilizzo degli operai della CULP».

PSA Genova Pra'
Autorità di Sistema Portuale Mar Ligure Orientale

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