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14 agosto 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 04:15 GMT+2



15 luglio 2020

Mai così basso il numero di perdite totali di navi

L'ultimo rapporto di AGCS evidenzia che, tuttavia, le complicate condizioni operative e la recessione economica generate dal coronavirus potrebbero compromettere il progressivo miglioramento della sicurezza

Nel 2019 in tutto il mondo si sono verificate 41 perdite totali di navi, cifra che costituisce il minimo storico e rappresenta una diminuzione di oltre il -20% rispetto all'anno precedente e di quasi il -70% in dieci anni, periodo nel quale sono state registrate 951 perdite totali. Lo evidenzia l'ultimo rapporto “ Safety & Shipping Review” della Allianz Global Corporate & Specialty (AGCS) del gruppo assicurativo Allianz. Viceversa il numero di incidenti di navigazione è risultato in aumento del +5% essendosene verificati 2.815 lo scorso anno rispetto a 2.698 nel 2018, così come le richieste di risarcimento per problemi ai macchinari.

Secondo il rapporto, la regione della Cina meridionale (Indocina, Indonesia e Filippine) rimane il luogo in cui si sono registrate le maggiori perdite (12 navi nel 2019 e 228 nell'ultimo decennio), un quarto del totale mondiale. Tra i fattori che contribuiscono al primato dell'area vi sono: il commercio particolarmente sviluppato, le rotte di navigazione trafficate, l'età avanzata delle flotte, l'esposizione ai tifoni e i problemi di sicurezza su alcune rotte nazionali dei traghetti. Nel 2019, per il secondo anno consecutivo, tuttavia, le perdite sono diminuite. Al secondo e al terzo posto, invece, il Golfo del Messico (4) e la costa dell'Africa Occidentale (3).

Relativamente alla tipologia delle navi coinvolte negli incidenti, nel 2019 le navi da carico (15) hanno rappresentato più di un terzo delle navi perse. La causa più frequente delle perdite totali, tre casi su quattro (31), è il naufragio (affondamento/sommersione). Al secondo posto il maltempo, uno su cinque. Tra i maggiori problemi di sicurezza vi sono quelli relativi alle navi per il trasporto di automobili e alle navi roll-on/roll-off (ro-ro). Le perdite totali che coinvolgono le ro-ro sono in aumento rispetto all'anno precedente, così come gli incidenti di minor entità (+20%), un trend confermato anche nel 2020.

«L'aumento del numero e della gravità dei sinistri sulle navi ro-ro - ha osservato il comandante Rahul Khanna, global head of Marine Risk Consulting di AGCS - è preoccupante. Rispetto alle altre navi, le ro-ro possono essere più esposte a problemi di incendio e di stabilità. Molte di esse hanno turni intensi nei porti, e una serie di indagini sugli incidenti hanno rivelato che i controlli di stabilità prima della partenza non sono stati effettuati come richiesto, o si sono basati su informazioni sul carico imprecise. Troppo spesso considerazioni di natura commerciale hanno messo in pericolo le navi e gli equipaggi ed è fondamentale che questo aspetto venga affrontato sia a terra che a bordo».

Se le perdite totali di navi continuano a diminuire, il numero di incidenti marittimi segnalati (2.815) è aumentato del +5% su base annua, incremento dovuto soprattutto ai danni ai macchinari che hanno causato oltre un incidente su tre (1.044). L'aumento degli incidenti nelle acque delle Isole Britanniche, del Mare del Nord, del Canale della Manica e del Golfo di Biscaglia (605) ha fatto sì che, per la prima volta dal 2011, il Mediterraneo orientale non rappresenti più il principale hotspot del mondo, con un incidente su cinque in tutto il mondo.

«Non possiamo dimenticare - ha rilevato Baptiste Ossena, global product leader Hull Insurance di AGCS - che, mentre le perdite totali si sono ridotte in modo significativo, il numero totale di incidenti è aumentato di anno in anno. Le avvisaglie del pericolo sono già evidenti: non ci vuole molto, infatti, perché un incidente grave si traduca in una perdita definitiva».

Nell'ultimo anno sono stati segnalati quasi 200 incendi, in aumento del +13%, che hanno portato a cinque perdite totali solo nel 2019. Il carico dichiarato in modo errato è una delle cause primarie. Il rapporto evidenzia che l'adozione di misure per affrontare questo problema diventa fondamentale, anche perché l'aumento delle navi e l'aumento della gamma di merci trasportate non farà altro che peggiorarlo. Il rapporto sottolinea inoltre che le sostanze chimiche e le batterie vengono sempre più spesso spedite nei container e ciò rappresenta un grave rischio di incendio se queste merci sono dichiarate erroneamente o stivate in modo errato.

Il rapporto si sofferma anche sull'impatto delle tensioni geopolitiche e del rischio cyber sulla sicurezza del trasporto marittimo, ma anche su un'inattesa crisi verificatasi all'inizio di quest'anno che può avere significative ripercussioni sullo shipping. Presentando l'ultimo rapporto AGCS, infatti, ha evidenziato che se lo scorso anno le perdite totali di navi hanno raggiunto il minimo storico, tuttavia le complicate condizioni operative e la recessione economica generate dal coronavirus potrebbero mettere a repentaglio, nel 2020 e nei prossimi anni, il progressivo miglioramento a lungo termine della sicurezza nel settore del trasporto marittimo ponendo il comparto davanti ad una serie di sfide completamente nuove: «il coronavirus - ha spiegato Baptiste Ossena - ha colpito in un momento complicato per l'industria marittima, in cui tutti gli sforzi erano rivolti alla riduzione delle emissioni e ad affrontare questioni come il cambiamento climatico, i rischi politici e la pirateria, ma anche problemi operativi come gli incendi. Ora il settore deve superare un'ulteriore prova: riuscire ad operare in un mondo molto diverso, caratterizzato da uno scenario che, a causa della pandemia, è incerto sia dal punto di vista economico che da quello della salute pubblica».

AGCS ha sintetizzato in dieci le sfide più importanti con cui deve confrontarsi il settore dello shipping a seguito della pandemia di Covid-19: l'impossibilità di cambiare l'equipaggio che può influire sullo stato di salute dei marittimi, rendendo più probabile l'errore umano a bordo; l'interruzione di servizi e manutenzione essenziale che può aumentare il rischio di danni ai macchinari, già una delle cause principali di richieste di risarcimento; la riduzione o il ritardo dei controlli stabiliti dalla legge e delle ispezioni nei porti che potrebbero portare all'aumento di pratiche scorrette e all'utilizzo di attrezzature difettose; l'eccessiva pressione cui sono poste le supply chain che può far aumentare il numero di danni al carico e i ritardi nelle consegne; la capacità di rispondere rapidamente ad un'emergenza potrebbe venir meno, con conseguenze gravi per quegli incidenti che dipendono dal supporto esterno; il numero crescente di navi da crociera e petroliere in disarmo in tutto il mondo ha come conseguenza un aumento dei costi dovuti ai potenziali problemi relativi a condizioni meteorologiche estreme, alla pirateria o ai rischi politici.

«Il rallentamento dell'economia e del commercio - ha rilevato il comandante Khanna- sta facendo lievitare i costi per gli armatori. Come ci insegna l'esperienza passata nella gestione delle crisi, le prime aree a rischio taglio sono i budget per l'equipaggio e per la manutenzione. Ciò può avere un impatto determinante sulla sicurezza delle operazioni, causando danni o guasti, che a loro volta possono portare a incagli o collisioni. È fondamentale - ha sottolineato - che la recessione non influenzi gli standard di sicurezza e manutenzione».




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