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23 settembre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 11:32 GMT+2



9 settembre 2020

EDITORIALE
Un suggerimento ai giovani che aspirano ad una carriera sul mare: pensateci non due, ma mille volte

Ennesimo appello dell'IMO ai governi affinché consentano il cambio degli equipaggi delle navi ed ennesimo ipocrita attestato di eroismo riconosciuto ai marittimi

Per chiarezza: quella che segue non è una provocazione, ma un preciso atto d'accusa rivolto ad un'industria dello shipping che non riesce o non vuole salvaguardare i diritti di una parte consistente ed essenziale dei propri lavoratori. Un'industria che si associa ai ripetuti appelli rivolti da organizzazioni internazionali ai governi affinché - nonostante le limitazioni ai viaggi per la pandemia di Covid-19 - consentano ai marittimi che hanno terminato il loro periodo lavorativo contrattuale di tornare a casa e ai loro colleghi di raggiungere la nave per sostituirli. Un'industria che manifesta solidarietà, preoccupazione e partecipazione, ma nel contempo fa poco o nulla per evitare che i diritti dei marittimi siano violati.

Non parliamo poi del riconoscimento di “eroi”attribuito loro dall'industria armatoriale. Una lode che, se magari sincera nei primi momenti dell'emergenza, sa di ipocrisia quando ormai si constata quello che è stato fatto per consentire a questi lavoratori di tornare ad una normalità che per loro non è mai stata sinonimo di agio.

Marittimi che, ormai è evidente, se non a parole non sono aiutati da nessuno se si escludono i sindacati che però, impossibilitati a proclamare uno sciopero su scala mondiale, si prodigano in sporadiche iniziative di assistenza comunque meritevoli, come quella realizzata dal sindacato internazionale International Transport Workers' Federation (ITF) con la cooperazione dei sindacati tunisini che a fine agosto ha portato al rimpatrio di 58 marittimi egiziani che al termine del loro periodo di lavoro di due mesi a bordo di cinque navi appoggio al largo delle coste tunisine erano stati costretti a rimanere in servizio per altri quattro mesi a causa delle restrizioni ai cambi degli equipaggi imposte dal governo locale.

Cinquantotto marittimi. Una goccia nel mare dato che, secondo gli ultimi calcoli dell'International Chamber of Shipping (ICS) e dell'ITF, attualmente sono più di 300mila quelli che sono bloccati in mare e non possono tornare a casa pur essendo scaduto il loro periodo contrattuale di lavoro, a cui si aggiungono gli altrettanti impossibilitati a dare loro il cambio.

In vista dell'assemblea generale delle Nazioni Unite che avrà inizio martedì prossimo, l'International Maritime Organization (IMO) ha nuovamente esortato i governi a risolvere urgentemente il problema del cambio degli equipaggi. Sarà anche una «forte dichiarazione» quella pronunciata dal segretario generale dell'IMO, Kitack Lim, ma già i pressanti precedenti inviti in tal senso erano caduti nel vuoto. Niente di nuovo, se non il prolungarsi del periodo che i marittimi, volenti o nolenti, trascorrono a bordo delle navi, e che in alcuni casi - spiega Lim - supera i 17 mesi. Niente di nuovo neppure quanto ai riconoscimenti per questi lavoratori: nonostante tutte le sfide affrontate - ha scritto il segretario generale dell'IMO ai governi e alle autorità governative e non governative - «i marittimi a bordo delle navi hanno continuato a lavorare e i servizi essenziali che i marittimi hanno offerto al mondo sono stati a dir poco eroici (sic!)».

Un appello che, se ancora non ha trovato, troverà il sostegno concorde delle associazioni nazionali e internazionali che rappresentano gli armatori, a questo punto gli unici in grado di fare davvero qualcosa per costringere i governi ad adoperarsi per risolvere il problema. Un qualcosa che si spera sia differente dall'ultima loro azione di protesta - suonare le sirene delle navi - che non ha prodotto come prevedibile alcun risultato e nemmeno ne genererà in futuro.

Per concludere un suggerimento ai giovani a cui in futuro passerà per la mente di iscriversi ad un istituto nautico con l'obiettivo di avviarsi verso una carriera sul mare. Lo scriviamo consci dell'effetto che ciò può avere sul nostro giornale che prevalentemente si occupa di shipping: valutate non una, ma cento, mille volte se quella è la giusta strada e accertatevi di essere ben consapevoli in quale situazione vi state cacciando.

Bruno Bellio

PSA Genova Pra'
Autorità di Sistema Portuale Mar Ligure Orientale

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