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25 novembre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 18:01 GMT+1



20 novembre 2020

La Cisl esorta l'AdSP sarda a fare chiarezza sull'esito della call internazionale per il Porto Canale di Cagliari

Espresso inoltre l'auspicio che l'ipotizzata agenzia per il lavoro portuale non si trasformi in un parcheggio a tempo indeterminato per i lavoratori

Allarma la Cisl il silenzio tombale dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sardegna sull'esito della call internazionale per individuare l'operatore che gestirà il container terminal al Porto Canale di Cagliari, infrastruttura che è rimasta inutilizzata per più di un anno dopo che è stata dichiarata decaduta la concessione in capo alla Cagliari International Container Terminal (CICT) del gruppo Contship Italia ( del 10 settembre 2019). Un timore probabilmente acutizzato dall'esito della procedura per identificare la società che gestirà l'approdo che - dopo tre proroghe - si è conclusa lo scorso agosto con l'arrivo di una sola proposta avanzata dalla londinese PIFIM, nuova società che si propone di operare in numerosi settori e che non ha alcuna credenziale in quello portuale, mancanza coperta dall'avvalimento della Port of Amsterdam International ( del 31 agosto 2020).

«Pur essendo trascorsi quasi tre mesi dalla chiusura del bando - hanno spiegato il segretario generale di Cisl Cagliari, Mimmo Contu, e il segretario regionale di Fit Cisl, Corrado Pani - non abbiamo ancora contezza se la commissione tecnica insediata abbia ritenuto valida tutta la documentazione prodotta e si possa quindi procedere ad assegnare in concessione l'intera banchina del terminal container alla PIFIM, unico soggetto partecipante. Tutto questo nel totale silenzio del presidente della AdSP, Massimo Deiana, a cui chiediamo con forza di pronunciarsi quanto prima in merito agli sviluppi della call internazionale ma soprattutto su quale scenario attende i lavoratori del porto».

Contu e Pani hanno specificato di condividere «il percorso la Regione Sardegna ha attuato in questi mesi per trovare più soluzioni che consentano una ulteriore integrazione al reddito dei lavoratori ex CICT, attualmente in NASpi, attraverso l'attività di formazione con le politiche attive del lavoro; senza però trascurare anche l'opportunità dell'utilizzo dei Fondi FEG».

Riferendosi all'ipotesi che i lavoratori del Porto Canale possano essere impiegati attraverso la creazione di un'agenzia per il lavoro portuale temporaneo ( del 7 settembre 2020), se da un lato i rappresentanti dell'organizzazione sindacale hanno evidenziato la bontà del provvedimento dall'altro hanno suggerito maggiore prudenza sui tempi e hanno reso noto di aver richiesto chiarimenti sul percorso di attuazione e sulle modalità della retribuzione. Contu e Pani hanno inoltre ribadito l'importanza di conoscere urgentemente l'esito della call, «fatto questo - hanno rilevato - che consentirebbe al soggetto aggiudicatario (se confermato) di assorbire la maggior parte dei lavoratori così come previsto nello stesso bando».

«A nostro avviso - hanno proseguito i due sindacalisti - urge sapere se il MISE abbia identificato non solo questa soluzione immediata, ma stia predisponendo anche un vero piano di sviluppo per il Porto Canale di Cagliari, così come richiesto anche da Confindustria. Inoltre, crediamo sia indispensabile capire se nel decreto-legge Rilancio siano previsti investimenti di medio-lungo termine tali da facilitare una fiscalità di vantaggio che favorisca il ritorno del transhipment, fatto questo che si trasformerebbe in una grande boccata di ossigeno non solo per Cagliari, ma per tutta la Regione».

«Come Cisl e Fit - hanno concluso Contu e Pani - riaffermiamo il diritto al lavoro per gli ex dipendenti del Porto Canale, che di sicuro non prediligono forme di assistenzialismo mascherato, e nel contempo auspichiamo che l'agenzia non si trasformi in un parcheggio a tempo indeterminato per operatori portuali di Cagliari».

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