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16 gennaio 2021 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 09:49 GMT+1



24 novembre 2020

EDITORIALE
Prosegue con Signorini e Sommariva la degradante procedura di nomina dei presidenti delle AdSP

Il presidente della Regione Liguria ha espresso la propria intesa sulle due designazioni ai vertici delle AdSP

Hanno le credenziali in regola per ricoprire la carica. Stiamo parlando di Paolo Emilio Signorini e di Mario Sommariva. Il primo verrà confermato presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, ente che guida dalla fine del 2016. Il secondo è stato designato presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure, incarico in precedenza esercitato da Carla Roncallo che è entrata a far parte del consiglio dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART).

Le referenze sono in ordine. Tra i vari incarichi, il primo ha svolto mandati dirigenziali presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma anche presso quello dell'Economia e delle Finanze, e, prima di diventare presidente dell'AdSP, è stato per la Regione Liguria responsabile della programmazione degli investimenti nei settori dei trasporti, dei porti e della logistica. L'altro ha speso già un'intera vita nell'ambiente marittimo-portuale: prima dipendente di una compagnia di navigazione e sindacalista, Sommariva ha poi rivestito ruoli di responsabilità in innumerevoli società e organizzazioni del settore e quindi è diventato segretario generale prima dell'Autorità Portuale di Bari e poi dell'Autorità Portuale di Trieste, ente confluito successivamente nell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.

Se interpellati, Signorini e Sommariva certo affermerebbero di essere onorati per essere stati rispettivamente confermato e chiamato ad esercitare due compiti che sono assai gravosi. Ne avrebbero motivo perché le loro designazioni sono intese a convalidare il buon lavoro svolto in precedenza.

Ma il condizionale è d'obbligo. Perché, senza nulla togliere a Signorini e Sommariva, la procedura vigente per individuare le persone chiamate a presiedere le Autorità di Sistema Portuale italiane è - senza mezzi termini - scandalosa. Una procedura indegna, perché nemmeno degna di un Paese del Terzo Mondo, e tale da svilire e degradare l'autorità delle pur meritevoli persone che svolgeranno l'incarico.

L'articolo 8 della legge di riordino della legislazione in materia portuale n. 84 del 28 gennaio 1994 prevedeva che il presidente delle Autorità Portuali fosse nominato, previa intesa con la Regione interessata, con decreto del ministro dei Trasporti e della Navigazione, nell'ambito di una terna di esperti di massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale designati rispettivamente dalla Provincia, dai Comuni e dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.

Il decreto legislativo n. 169 del 4 agosto 2016 di riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità portuali ha modificato l'articolo 8 della legge 84/94 stabilendo che il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale venga nominato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, d'intesa con il presidente o i presidenti della Regione interessata. Intesa che, relativamente a Signorini e Sommariva, è stata già firmata dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti.

Lo scorso agosto, per procedere al rinnovo degli organi di vertice oltre che delle due AdSP liguri anche di altre undici Autorità di Sistema Portuale, la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, così come i suoi due precedessori Graziano Delrio e Danilo Toninelli, ha proceduto all'acquisizione di manifestazioni di interesse di candidati a ricoprire il ruolo di presidente di una AdSP. Emanando lo specifico avviso, così come in occasione dei precedenti rinnovi delle presidenze delle authority portuali, è stato precisato che la procedura attivata non avrebbe avuto natura concorsuale e che non era prevista alcuna procedura selettiva, né sarebbe stata redatta e pubblicata alcuna graduatoria e neppure reso pubblico l'elenco di coloro che avevano presentato il proprio curriculum vitae.

Una procedura, quindi, che ha condotto a riempire un cassetto della scrivania della ministra di richieste di assunzione ad uso esclusivo della De Micheli, e prima di lei di Delrio e di Toninelli. Dal cassetto hanno potuto trarne qualsiasi curriculum vitae, senza doverne dare conto ad alcuno. Dalla già esigua terna della legge 84/94, formulata da differenti vertici degli enti locali, si è arrivati nel 2016 ad assegnare il potere assoluto di nomina ad una sola persona. Nel 2016 si è deciso che i presidenti delle Regioni avessero l'unico potere di non esprimere la propria intesa sulla nomina, nel qual caso la decisione verrebbe rimandata ad una conferenza di servizi.

Una procedura, insomma, veramente indegna di una nazione che vorrebbe essere annoverata tra quelle del Primo Mondo. Un iter di nomina, quello vigente per la selezione dei presidenti delle AdSP che sono enti pubblici di assoluto rilievo nel sistema economico italiano, che riporta la portualità italiana indietro di decenni che sembrano secoli. Secoli passati e bui che noi usualmente rievochiamo per descrivere pratiche odierne che appunto riteniamo da “Terzo Mondo”.

Uno scenario da far cadere le braccia. Il peggio è che non si può imputare questa situazione al governo, né a quello attuale né a quelli precedenti. C'eravamo tutti quando si discuteva di rinnovare e adeguare la legge di riforma portuale del 1994. C'eravamo tutti quando le diverse bozze del nuovo provvedimento indicavano con chiarezza quali sarebbero stati i criteri di nomina dei presidenti delle Autorità di Sistema Portuale.

Non una tra le associazioni, le organizzazioni, le federazioni, gli enti, le imprese e i sindacati del mondo marittimo-portuale italiano ha espresso, se non il proprio rigetto, almeno perplessità rispetto ad una norma autocratica e antidemocratica qual è quella per la nomina dei presidenti delle AdSP.

Talvolta ci si chiede se un governo sia espressione della collettività nazionale e se sia migliore o peggiore di questa. In Italia, evidentemente, abbiamo ed abbiamo avuto i governi che ci meritiamo o persino migliori.

Bruno Bellio


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