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21 ottobre 2020 Il quotidiano on-line per gli operatori e gli utenti del trasporto 01:02 GMT+2




5. INDICAZIONI DI MASSIMA SULLE VALUTAZIONI EX POST

Si è detto dell'importanza, nel contesto della riforma dell'assetto organizzativo e gestionale dei porti italiani, delle valutazioni ex post sui risultati conseguiti dall'impresa terminalista, ai fini delle decisioni dell'Autorità Portuale in ordine all'assegnazione del terminal alla scadenza della concessione, e segnatamente con riferimento alla possibilità di rinnovare la concessione allo stesso operatore.

Tuttavia, poiché il sistema delle concessioni è stato avviato solo negli anni Novanta, e la durata delle stesse è di solito trentennale, non può stupire il fatto che, a differenza di quanto avviene per le valutazioni ex ante e le attività di monitoraggio, non sia ancora stata messa a punto, e neppure espressamente prevista, alcuna metodologia di valutazione ex post del conseguimento degli obiettivi stabiliti attraverso la concessione, né alcuna procedura di verifica dell'assetto terminalistico e di possibile retroazione sui criteri di assegnazione delle banchine. Del resto, i positivi traguardi raggiunti in questi anni non lasciano intravedere cambi di gestione.

Se si vuole comunque avviare una riflessione sulle procedure di valutazione ex post dei rapporti concessori tra l'A.P. e l'operatore terminalista, appare evidente che esse dovranno necessariamente assumere come punto di partenza la base dati accumulata attraverso le valutazioni in itinere di cui si è detto al paragrafo precedente. L'insieme delle valutazioni condotte durante il periodo di concessione del terminale portuale forniranno le indicazioni fondamentali sulla coerenza dei risultati conseguiti con gli obiettivi a suo tempo fissati attraverso l'atto concessorio.

Esse dovranno essere integrate con valutazioni specifiche relative all'analisi degli scostamenti dei risultati dagli obiettivi. In particolare, le valutazioni ex post dovranno, in linea di massima:

a) attribuire pesi (uguali per tutti i terminalisti) corrispondenti all'importanza di ciascuno degli obiettivi fissati all'inizio del rapporto concessorio;

b) misurare (per l'operatore oggetto della valutazione) gli scostamenti dei risultati finali dagli obiettivi prefissati, essenzialmente in termini di:

investimenti realizzati (eventualmente suddivisi nelle categorie indicate al 4);

occupazione (diretta, distaccata e indiretta);

fatturato e utili dell'impresa terminalista;

c) normalizzare la misura degli scostamenti rispetto alle unità di misura di volta in volta utilizzate;

d) valutare lo "scostamento ponderato" dell'insieme dei risultati conseguiti dall'insieme degli obiettivi posti.

E' da osservare che lo "scostamento ponderato" cui si fa riferimento risulterà indicativo soltanto nel confronto con analoghi indici calcolati per tempi diversi o per altri operatori. Potrà comunque essere utilmente applicato in un confronto con eventuali candidati a rilevare la concessione dello stesso terminal qualora - e nella realtà il caso dovrebbe essere tutt'altro che infrequente - tali candidati siano già operatori terminalisti nello stesso scalo (o anche in un altro, purché sia possibile condurre lo stesso tipo di valutazione a scopi comparativi).

Poiché l'orizzonte temporale cui si riferisce la valutazione ex post è particolarmente lungo (di regola trentennale), è opportuno che la procedura di cui sopra sia ripetuta disaggregando tale arco temporale in un certo numero di periodi (per esempio: triennali, coincidenti con i P.O.T., oppure quinquennali), in modo da cogliere anche l'evoluzione della performance dell'impresa terminalista nel tempo. E' chiaro che in questo caso i risultati (riferiti al singolo periodo) dovranno essere resi confrontabili con gli obiettivi (riferiti all'intero periodo della concessione), per esempio attribuendo figurativamente "obiettivi intermedi" a ciascuno dei periodi considerati.

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